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Saggio breve Giolitti

saggio breve su Giovanni Giolitti

Età giolittiana: Giolitti, un uomo pragmatico al potere

Uno degli uomini forti che si impose nella definizione della politica italiana dei primi anni del Novecento fu un uomo pragmatico, capace di portare avanti varie riforme in politica estera e varie riforme in politica interna, ovvero Giovanni Giolitti. Il contesto in cui operava Giolitti era quello dell'Italia postunitaria, in cui vari interventi si sarebbero dovuti portare avanti a livello sociale, economico, culturale e politico. Dalle parole di Indro Montanelli in Storia d'Italia. L'Italia di Giolitti, 1900-1920, ed. Bur: "L'uomo che governa questo passaggio del Paese verso la modernità è un piemontese uscito dai ranghi della giustizia amministrativa. Non può vantare meriti risorgimentali, ha un orizzonte intellettuale apparentemente ristretto, un modo di esprimersi asciutto e scolorito, uno stile di vita sobrio e austero. Giovanni Giolitti può sembrare un notabile provinciale, ma si dimostra un geniale timoniere...", Giovanni Giolitti viene descritto come un personaggio uscito dall'ambiente della giustizia amministrativa, non dotato di grande cultura e di meriti sul piano risorgimentale.

Il suo bagaglio culturale dunque era molto ristretto, ma nonostante tutto Giovanni Giolitti dimostrò, nel corso dei suoi governi, di avere una grande abilità in ambito politico. Il capo del governo si mostrò abile in politica interna, in cui dovette realizzare riforme importanti come per esempio la politica di statalizzazione delle ferrovie, la riforma scolastica, un patto in ambito ecclesiastico, come il celebre Patto Gentiloni del 1913, con cui Giolitti riuscì nell'intento di ottenere il consenso politico degli elettori politici, la riforma del lavoro (femminile e minorile), la riforma delle pensioni, la riforma elettorale, riforme politiche come per esempio la creazione delle cosiddetta indennità parlamentare, etc...
In politica estera, Giolitti tentò un riavvicinamento politico alla Francia e all'Inghilterra, staccandosi dalla Germania e dall'Austria-Ungheria, riprese la politica coloniale in Africa, puntando alla conquista della Cirenaica e della Tripolitania. Giovanni Giolitti quindi, nonostante fosse un uomo molto limitato in ambito culturale, dimostrò una grande abilità e pragmatismo in ambito politico, riuscendo quindi a dare un assetto politico, sociale, economico e culturale migliore all'Italia del primo ventennio del XX secolo.

Giovanni Giolitti fu anche il protagonista indiscusso nell'ambito della partecipazione dell'Italia nella Prima Guerra mondiale. In 24 maggio 1915: L’Italia è in guerra, Romano, Colarizi e altri autori, Corriere della Sera tramite le seguenti parole: "Giolitti poté ricordare al governo, presieduto da Antonio Salandra, che il Paese, in quelle circostanze, aveva il diritto di proclamarsi neutrale...", viene presentata anche la posizione di Giolitti in merito a un eventuale ingresso dell'Italia nella Grande Guerra. Egli, uomo forte dei liberali, si mostrò contrario a un intervento del nostro Paese nell'ambito della Prima Guerra mondiale. Pertanto Giolitti e i liberali si schierarono dalla parte di coloro che si dimostrarono apertamente contrari alla partecipazione dell'Italia al primo conflitto mondiale, mostrandosi favorevole invece alla via della neutralità del Paese.
Giovanni Giolitti affermò che, nel momento dello scoppio della Prima Guerra mondiale, l'Italia non fosse pronta a entrare in guerra, in quanto non era preparata sul piano militare, infatti, a suo avviso era necessaria un'importante riforma militare, la quale conducesse a un rinnovamento generale dell'esercito in termini di rifornimento di armi, munizioni, divise e ufficiali. La posizione del liberale italiano viene chiamata con il nome di "neutralismo armato".

In conclusione quindi Giolitti fu un abile statista e timoniere pragmatico della politica italiana, che ha cercato di dare delle chiare risposte all'Italia postunitaria, Paese dalle mille contraddizioni e di recente formazione. Le sue manovre, sia in politica interna sia in politica estera, si sono dimostrate incisive con l'obiettivo di dare delle risposte alle esigenze degli italiani sul piano economico, sociale e culturale.

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