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Giovani e lavoro, un futuro che non c’è

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, ciò è quello che viene enunciato dalla prima parte dell’articolo 1 della Costituzione italiana, secondo cui il lavoro viene riconosciuto come uno dei principi fondamentali della vita economica e sociale del Paese. Il lavoro, infatti, viene riconosciuto prima di tutto come diritto del cittadino ma anche come suo dovere, a seconda che sia un lavoro dipendente o altra attività capace di produrre reddito. Ogni genere di attività svolta dal cittadino considerata un lavoro è soggetta a prelievo fiscale da parte dello Stato, perciò lo Stato come Ente pubblico ricopre un ruolo importante nei rapporti lavorativi.
Attualmente, ma già da molti anni, parlando di lavoro iniziano a sorgere mille discussioni dovute ai gravi problemi che girano intorno ad esso. Uno delle grandi piaghe che affligge l’economia di molti Paesi, ma soprattutto di quella italiana è la disoccupazione. Un problema che accomuna una gran percentuale di giovani, che dopo aver dedicato anni allo studio, si ritrova ad essere catapultata in un mondo lavorativo quasi inesistente: i giovani e la crisi economica sono ormai un binomio quasi inscindibile. La colpa di tutto questo viene attribuita ad un prelievo fiscale elevato nei confronti dei datori di lavoro che riducono le assunzioni ricorrendo sempre più spesso alla stipulazione di contratti lavorativi a tempo determinato, ossia il precariato o addirittura ricorrendo al “lavoro nero”. Per quanto riguarda il precariato è un problema che negli ultimi mesi sta gradualmente diminuendo, poiché il datore di lavoro che prima andava incontro a delle agevolazioni stipulando questi tipi di contratti, attualmente in tempo di crisi, non ha più agevolazioni a suo favore, perciò l’unica soluzione possibile, ma non legale, è il lavoro nero che oltre ad avere un’apparente lato positivo, cioè il non essere soggetto a prelievi fiscali, ha molti lati negativi tra cui l’illegalità dell’attività. Quindi il datore di lavoro molto spesso per evitare vari problemi con la legge evita di avvalersi di dipendenti e ciò provoca un calo delle persone che svolgono attività lavorative.

Il lavoro oltre ad essere tutelato dalla Costituzione viene tutelato, per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, dallo Statuto dei lavoratori. Uno degli articoli più importati, di cui di recente si è sentito parlare per un eventuale modifica è l’articolo 18 che tutela i diritti del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo. Invece per la tutela del lavoratore sotto il profilo economico vi è l’articolo 36 della Costituzione che afferma: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.” Infatti, la legge prevede una retribuzione minima, affinché al lavoratore venga garantita una buona qualità di vita.
Un organo che viene menzionato, qualora si parli di lavoro, sono i sindacati che hanno il compito di tutelare al meglio i diritti dei lavoratori, poiché questi ultimi sono la parte debole nei contratti lavorativi, esistono altri articoli nella Costituzione in materia, bisogna però soffermarsi in particolare sul problema di cui si è parlato precedentemente, la disoccupazione. La disoccupazione aumenta giorno per giorno e l’economia del Paese peggiora sempre più, i giovani si ritrovano sempre più a sentirsi delle "comparse" nell'ambito lavorativo, invece di sentirsi i veri protagonisti. Forse la Costituzione non aveva del tutto ragione, perché nella realtà l’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla ricerca del lavoro.

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