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Concetti Chiave

  • La donna nel dolce stil novo è rappresentata come una figura angelica, capace di ingentilire l'animo del poeta e condurlo alla salvezza.
  • Guinizzelli, considerato il padre dello stilnovismo, segna la transizione dalla poesia cortese a una visione in cui la donna è innalzata a figura divina.
  • Cavalcanti porta l'amore a un livello devastante, dove il saluto della donna offre salvezza ma strazia l'animo del poeta, rendendola irraggiungibile.
  • Dante raffina ulteriormente la concezione della donna, facendola diventare un amore fine a se stesso che non richiede nulla in cambio e porta alla contemplazione divina.
  • Il processo ascendente culmina con la donna concepita come alter Cristus, che unisce il poeta a Dio, superando la semplice ingentilimento dell'animo.

La donna nel dolce stil novo?

La donna per la prima volta nella corrente del dolce stil novo>> verrà vista come una figura angelica e non più terrena: quello per lei è un amore che ingentilisce e raffina l’animo del poeta, fino a condurlo alla salvezza. Non è più solo una donna dalla bellezza, ma ora anche dalle virtù angeliche. Questa visione verrà sublimata progressivamente fino ad arrivare a concepire la donna come alter Cristus.

Guinizzelli e la transizione poetica

Il padre dello stilnovismo fu Guinizzelli: egli rappresenta la transizione fra la poesia cortese, nella quale la donna veniva presentata bella pari ad un angelo,ma pur sempre come creatura terrena, e quella stilnovista. In quest’ultima la figura della donna viene innalzata, diventando figura divina. Si ha per la prima volta un’equiparazione fra la donna e gli angeli del regno di Dio: il rapporto uomo-donna non è più quello fra vassallo e signore, ma si avvicina progressivamente a quello fra gli angeli e Dio; si esce da un contesto feudale, fino a raggiungere quello teologi, che accresce e innalza la figura spirituale della donna. E’ bella pari ad un angelo, con capelli biondi, pelle e occhi chiari, ma presenta anche virtù angeliche: è nobile d’animo e attraverso l’amore per lei il poeta viene ‘ingentilito’, raffinato e condotto alla salvezza. Con Guinizzelli nasce un topico di questa corrente: il saluto della donna come fonte di salvezza, che tuttavia uccide e travolge l’amante che non è in grado di sostenere una presenza così elevata come quella della donna. La vista della amata per strada diventa così causa di sofferenza e strazio per il poeta, che continuamente rincorre un amore fuori dalla sua portata, un amore ideale come quello divino.

Cavalcanti e l'amore devastante

Con Cavalcanti verrà raggiunto l’apice della concezione dell’amore come forza devastante: il saluto della donna dona salvezza, ma strazia e dilania l’animo del poeta che non può tollerarlo. Mentre l’amante viene condotto alla distruzione fisica e spirituale, la donna resta estranea a questa situazione drammatica: essa è avvolta da un alone mistico e resta sempre più lontana dal poeta, diventando una figura irraggiungibile. Nel sonetto: ’’Chi è questa che vèn ch’ogn’om la mira?’’ ci sono molti riferimenti teologico legati alla figura della donna: essa >, richiamando così l’alone di luce che circonda gli angeli e tutte le figure quanto più vicine a Dio : la donna in questo sonetto viene affiancata alla figura della Vergine. Dunque la sua lode non si interrompe dopo una descrizione fisica, ma si concentra sotto un punto di vista spirituale, innalzandone la figura divina e le virtù angeliche.

Dante e la sublimazione dell'amore

Tutta questa concezione della donna in un primo momento venne ripresa anche da Dante, ma egli al contrario si impegnò a raffinarla ulteriormente. L’amore per la donna con Dante diviene fine a se stesso, non pretendeva nulla dalla donna, rifiutandone anche il saluto. L’amore per la donna ora tendeva realmente a quello celeste, non è più una passione terrena, non si limita ad ingentilire l’animo, ma muove l’universo e innalza le creature fino a ricongiungersi con Dio. Qui la donna eleva l’anima sino alla contemplazione del cielo. La donna è fonte di salvezza, è Dio sceso in terra per condurre gli uomini alla salvezza. Il poeta si sofferma ad una contemplazione estatica della donna, ne è abbagliato dalla luce divina. Dopo la morte la donna raggiunge la sede che le è propria, al pari di Dio. Il poeta non e può più lodare le virtù, esse non sono compatibili con le capacità terrene del poeta stesso. Inoltre quando per primo Guinizzelli e poi Cavalcanti lodarono la donna come angelo del cielo, non si trattava che di un’iperbole retorica. Con Dante questo epiteto, rispecchia la vera concezione che il poeta ha della donna.

Si completa così il processo ascendente secondo il quale la donna congiunge il poeta con Dio, non limitandosi ad ingentilirne l’animo. Viene così raggiunto la massima sublimazione della donna concepita come alter Cristus.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la nuova visione della donna nel dolce stil novo?
  2. Nel dolce stil novo, la donna è vista come una figura angelica, capace di ingentilire e raffinare l’animo del poeta, conducendolo alla salvezza, e non più solo come una creatura terrena.

  3. Chi è considerato il padre dello stilnovismo e quale transizione poetica rappresenta?
  4. Guinizzelli è considerato il padre dello stilnovismo; rappresenta la transizione dalla poesia cortese, dove la donna è bella ma terrena, a una visione stilnovista in cui la donna diventa figura divina, equiparata agli angeli.

  5. Come viene descritta la figura della donna nella poesia di Cavalcanti?
  6. In Cavalcanti, la donna è vista come una figura irraggiungibile e mistica, il cui saluto porta salvezza ma anche sofferenza al poeta, che vive un amore devastante e straziante.

  7. Qual è l'approccio di Dante nei confronti dell'amore e della figura femminile?
  8. Dante raffina ulteriormente la concezione dell'amore, rendendolo fine a se stesso e celeste, senza pretese dalla donna, che diventa una fonte di salvezza e un tramite per la contemplazione divina.

  9. Come si conclude il processo di sublimazione della figura femminile secondo Dante?
  10. Il processo culmina con la donna concepita come alter Cristus, che congiunge il poeta a Dio, elevando l’anima oltre la semplice ingentilimento, fino alla massima sublimazione.

Domande e risposte

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