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La rivoluzione urbana

La città è anche centro di scambio e vi si concentra attività che non possono svilupparsi nelle campagne, come il commercio. La città, inoltre è la sede del potere politico e di quello religioso. Se il villaggio era soprattutto un centro di produzione e di consumo (vicino a esso sorgevano infatti i campi da coltivare, i pascoli per l’allevamento, zone boschive per la caccia e la raccolta del legno), al contrario, la città consumava ciò che la campagna produceva e presupponeva un’accentuata divisione del lavoro che essa stessa sviluppava.
Perché una città – antica e moderna – possa funzionare, occorre inoltre una organizzazione sociale, secondo cui ciascuno dipenda dal lavoro degli altri: persone che trasportino e distribuiscano i beni prodotti dalla campagna, altre che costruiscano e tengano in funzione gli edifici, altre forniscano beni di uso quotidiani ecc.; questa divisione del lavoro tende perciò a sviluppare anche una gerarchia sociale. Alcun lavori, infatti, cosicché le ricchezze si distribuiscono in modo ineguale fra gli abitanti.

Il governo della città e delle regioni circostanti era gestito da una minoranza di “specialisti” del potere: il re, i guerrieri e i sacerdoti. La città divenne, quindi, anche la sede de4lla classe dirigente (ossia dell’aristocrazia), che di solito faceva capo a un re, signore di una regione; e sotto di lui si collocavano guerrieri e sacerdoti. Esisteva poi una classe intermedia di artigiani specializzati (vasai, carpentieri, pittori ecc.), mentre l’ultimo gradino sociale era rappresentato dai lavoratori più umili (a volte prigionieri di guerre, a volte membri della comunità costretti per debiti a lavorare per altri ecc.)

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