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Una scimmia antropomorfa


La lunga evoluzione che conduce all’uomo si è svolta quasi per intero in Africa centrale e meridionale. È stato un processo complesso e lentissimo. Un punto di svolta fu l’apparizione, oltre 4 milioni di anni fa, dell’australopiteco. Era una scimmia antropomorfa, vale a dire di “forma” simile all’uomo, come gli scimpanzé e i gorilla. L’australopiteco, però, era diverso da queste scimmie perché presentava colonna vertebrale, arti e gabbia toracica adatti alla posizione eretta. In altri termini, stava spesso in piedi e tendeva a spostarsi limitando il ricorso agli arti anteriori, a differenza di gorilla e scimpanzé, che sono quadrupedi e usano le nocche delle mani come punto di appoggio per gli arti anteriori. Era di taglia piccola rispetto all’uomo. Fra tutti gli australopitechi, il più famoso è probabilmente Lucy. Questo nome affettuoso venne dato dagli archeologi allo scheletro fossile di una femmina di australopiteco vissuta circa 3,2 milioni di anni fa e ritrovata in Etiopia. Nella successiva evoluzione dell’australopiteco si formarono diverse specie, quasi tutte estinte circa 1 milione di anni fa. Gli unici discendenti dell’australopiteco che non si sono estinti appartengono a un singolo genere, cioè gruppo di specie, che si è trasformato profondamente rispetto all’epoca di Lucy e ha avuto grande successo: il genere homo.

In seguito a una campagna di scavi condotta negli anni Settanta da Donald Carl Johanson, nella regione dell’Afar, in Etiopia, furono rinvenuti i resti fossili di un ominide classificabile nella specie di australopithecus afarensis, i cui esami rivelarono che era vissuto 3,2 milioni di anni fa.
L’ominide, di sesso femminile, fu chiamata “Lucy”, nome ispirato al titolo di un brano della famosa pop band britannica dei Beatles, che in quegli anni riscuoteva grande successo.

Di fronte a una classificazione dei resti di homo sapiens leggeremo quanto segue:
Ordine: Primates; Famiglia Hominoidae; genere Homo ; Specie Sapiens
L’ordine è il gruppo più ampio di esseri viventi con caratteristiche comuni. L’ordine si suddivide in famiglie, le famiglie in generi, e i generi in specie.

La specie rappresenta dunque il gruppo di individui più ristretto, e ciò dipende dal fatto che abbraccia i soggetti con il numero maggiore di tratti in comune.
Al contrario, l’ordine è un raggruppamento molto vasto, e infatti quello dei primati include non solo l’uomo ma anche le scimmie e i lemuri.
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