Religione e culto dei morti


Durante il periodo del Paleolitico superiore gli uomini cominciarono a sviluppare forme primitive di religione, collegate in particolare al culto dei defunti: in numerose sepolture i corpi giacciono con il viso rivolto a oriente (forse è simbolo di rinascita dopo la morte) e rannicchiati in posizione fetale, come nel grembo materno. Le particolari cure prestate al defunto, volte a preservarne il cadavere dalle ingiurie del tempo e degli animali, insieme alla presenza, accanto alla salma, dei cibi, bevande e fiori, fanno supporre l'idea di una vita ultraterrena o, quanto meno, di una generica sopravvivenza oltre la morte.

La comparsa di un pensiero magico rituale e attestata anche dall'abitudine di alcune bande di praticare sacrifici, confermata dai ritrovamenti di scheletri di animali con ossa in posizione non naturale o con tracce di ferite che ne suggeriscono un'uccisione rituale. Inoltre in alcune aree geografiche sono state individuate e tracce di cannibalismo rituale.

Il culto dei defunti e quello della natura sono legati ai primi tentativi di comunicazione attraverso un linguaggio simbolico. Le incisioni e dipinti fatti sulle pareti di roccia delle caverne come a Lascaux in Francia o ad Altamira in Spagna, raffiguranti scene di caccia, non rappresentano il ricordo di un avvenimento, ma la sua prefigurazione e costituiscono l'auspicio propiziatorio di un evento che si desidera accada. Gli uomini primitivi intendevano così esorcizzare la paura dell'insuccesso, il rischio di una caccia infruttuosa, il terrore dell'aggressione.

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