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Il neolitico


Per oltre due milioni di anni il rapporto degli esseri umani con l'ambiente era rimasto per molti aspetti immutato, ma dopo la fine dell'era glaciale l'uomo fu in grado di introdurre novità di grande portata. L'intero processo richiese alcune migliaia di anni: un tempo breve se paragonato alla durata del paleolitico, che permette di parlare di " rivoluzione neolitica". La principale novità del neolitico fu la domesticazione di alcune specie vegetali e animali. Con l'introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento l’uomo fu in grado dl indurre la natura a fornirgli in maggiori quantità le risorse che gli erano necessarie. Egli era così diventato un produttore. Prima ancora che fossero introdotte l’agricoltura e l’allevamento, in alcune zone del Vicino Oriente l’uomo aveva cominciato ad abbandonare la vita itinerante per stabilirsi in villaggi. Fu la sedentarizzazione a favorire la domesticazione delle specie selvatiche. Dopo la fine del paleolitico si affermarono nuove tecnologie: la levigazione della pietra, per realizzare asce e zappe, e la ceramica, i cui prodotti erano particolarmente adatti a una vita stanziale. Venne anche lavorato il rame in modeste quantità, ma solo il bronzo, una nuova‘ lega di rame e stagno, fu più tardi in grado di sostituire gli strumenti di pietra. La nuova disponibilità di risorse alimentari causò un’intensa crescita demografica. Si accentuò la divisione del lavoro e più tardi emersero gruppi sociali dominanti; intanto, la competizione per il controllo delle risorse generava anche la guerra. Sul piano spirituale, il neolitico vide l’affermarsi di una religiosità più complessa, incentrata sulla figura della Dea Madre che, con l’età del bronzo, verrà soppiantata da divinità maschili e guerriere.
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