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L'EVOLUZIONE DELLA SPECIE UMANA

Studiare quest’arco di tempo definito "Preistoria" è piuttosto difficile: esso può essere indagato solo in modo assai frammentario con l’analisi di reperti archeologici o di fossili. Proprio questi ultimi rappresentano la traccia più importante per la ricostruzione dei tempi più lontani. Un fossile è un reperto lasciato da una pianta, da un animale o dallo stesso uomo, vissuti anche molti milioni di anni fa. I loro resti, il legno, lo scheletro, il guscio possono conservarsi intatti per un lungo periodo perché vengono sepolti dalla sabbia, da una colata di lava o dai ghiacci. Persino le orme lasciate da un animale possono fossilizzarsi: questo ci aiuta a capire, ad esempio, se si trattava di un bipede o di un quadrupede.
Analizzando somiglianze e differenze tra fossili di epoche successive, gli studiosi si sono convinti che, dai pesci ebbero origine anfibi e rettili e che da questi vennero tutti gli animali della Terra, compresi gli uccelli. Quindi la comunità degli scienziati è ormai d’accordo sul fatto che nessuna specie vivente è apparsa sul pianeta così come noi la vediamo. Tutte hanno avuto un antenato: si sono sviluppate, cioè, da un progenitore con caratteristiche spesso anche molto diverse da quelle dei suoi “pronipoti”. Tale antenato, che ha dato origine a specie differenti, aveva a sua volta dei progenitori e così via, all’indietro, fino a risalire a quelle piccolissime forme di vita che animavano i mari miliardi di anni fa. Gli studiosi non conoscono tutti gli anelli di questa catena, ma sono convinti che le cose siano andate così e danno a tale processo il nome di "evoluzione", proprio per il suo carattere progressivo.
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