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Tesina sull’evoluzione

Stefano Scola

5E

Piano

1 Evoluzionismo

Charles Darwin

Herbert Spencer

2 Evoluzione

La teoria sintetica

Tempi geologici

3 Darwinismo sociale

Il verismo e Verga

Bibliografia 2

1 Evoluzionismo

1.1 Charles Darwin

Il lavoro di Darwin (in figura) si spiega in seno al Positivismo. Il Positivismo è uno dei fenomeni filosofici e culturali europei che si è imposto da metà Ottocento fino almeno alla prima guerra mondiale, figlio della stabilità politica dopo i moti del 1848, dell’imperialismo e dalla trasformazione industriale europea reciprocamente connessa al suo sviluppo scientifico e tecnico, che avanza l’idea di un progresso umano e sociale illimitato che coincide con lo stesso progresso scientifico e tecnico. È quindi un’indubbia manifestazione della moderna civiltà industriale (a vedere dove si sviluppa, in Francia e in Inghilterra), anche se la sua matrice culturale non è riconducibile solo all’Illuminismo, di cui è la prosecuzione nell’Europa post-rivoluzionaria e della seconda industrializzazione, ma anche al Romanticismo, da cui eredita l’idea che la realtà sia in continua evoluzione, non più in termini di Spirito (Hegel), ma in termini di progresso o evoluzione, in particolare in Spencer. È in questo contesto quindi che la teoria di Darwin poteva venire bene accettata.

Il Positivismo evoluzionistico è una voce del Positivismo che ha assunto il concetto di evoluzione, desunto dell’evoluzione biologica in Lamarck e Darwin, come chiave interpretativa della realtà e scorge nell’evoluzione la manifestazione di una realtà metafisica propria, a vedere, dell’idealismo romantico. A questa fanno parte Darwin e Spencer.

Verso la teoria evolutiva

Una prima spiegazione della varietà delle specie e del loro particolare adattamento risale ad Aristotele (384-322 a.C.), che aveva disposto tutti gli esseri viventi dentro una scala gerarchica da sempre esistita, la Scala naturae. Il pensiero di Aristotele veniva in seguito assimilato alla dottrina biblica del creazionismo, che in termini scientifici prende il nome di fissismo, che non va confuso con quello, secondo cui le specie sono immutabili nel corso del tempo. Tra coloro che credevano nel creazionismo, si conta il naturalista Carlo Linneo (1707-1778), che ha introdotto la moderna nomenclatura binomia per la classificazione degli esseri viventi.

Il fissismo però non sapeva spiegare l’esistenza dei fossili, anticamente erano considerati delle stranezze della natura, ora la paleontologia attestava che erano i resti di antichi animali estinti. Georges Cuvier (1769-1832), che era un paleontologo, spiegava l’estinzione delle specie come il susseguirsi di catastrofi, in seguito delle quali in qualche modo gli organismi dovevano anche essere generati (non trovando una soluzione, come Lamarck ipotizzava migrazioni da altre zone). La teoria prende il nome di catastrofismo e trovava i suoi critici nei padri della moderna geologia, Hutton e Lyell. James Hutton (1726-1797) al contrario riteneva che la Terra fosse sempiterna e soggetta da sempre a cambiamenti lenti e costanti, come i processi di erosione o sedimentazione, che tutti possono verificare. La sua teoria prende il nome di uniformismo. Ritenendo che la Terra fosse da sempre uguale a se stessa, non si occupò della sua età e del suo passato biologico, per questo prevalse alla fine il catastrofismo di Cuvier. Charles Lyell (1797-1875) assimilò le teorie di Hutton e Cuvier nell’attualismo, che presuppone sì l’uniformità dei fenomeni geologici nel corso del tempo, ma anche cambiamenti sussultori, capaci, ad esempio, di spiegare le stratificazioni litologiche. Al di là delle divergenze teoriche, Cuvier, Hutton e Lyell hanno contribuito a dimostrare che la Terra era più vecchia di quanto si pensava. L’età della Terra era stata finora stimata con la conta delle generazioni bibliche e secondo il calcolo del vescovo inglese James Ussher sarebbe nata nel 4004 a.C., ma il susseguirsi tali cambiamenti, che fossero sussultori o uniformi, necessitava di tempi ulteriori. Il pensiero evolutivo aveva bisogno proprio di questo.

Se si escludono riferimenti negli antichi, tra i primi ad intravedere la teoria evolutiva si contano Georges-Louis Leclerc de Buffon (1707-1788), Erasmus Darwin (1731-1802), nonno di Charles, e Jean-Baptiste de Lamarck (1744-1829, in figura). Lamarck si accorse come generalmente le rocce più antiche contenevano forme di animali più semplici, quindi le forme più complesse sarebbero derivate da quelle attraverso una sorta di evoluzione.

La sua teoria evolutiva, che chiamiamo trasformismo, si fondava sul principio di ereditarietà dei caratteri acquisiti, principio empirico privo di fondamento scientifico, falso difatti, secondo cui i caratteri sarebbero indotti dall’ambiente alla specie e trasmessi ai figli per via ereditaria, e ipotizzava un’infinità di linee genealogiche ognuna spinta da una forza metafisica verso una maggiore complessità.

Nel 1798 Robert Malthus (1766-1834) pubblicava il Saggio sul principio di popolazione, avanzando l’idea di lotta per la sopravvivenza. Il numero di individui cresce in progressione geometrica (crescita esponenziale), mentre le risorse alimentari in progressione aritmetica (crescita lineare), così che si crea uno squilibrio e che trova due soluzioni: carestie e guerra o freni morali. Poiché nel mondo degli animali nessun freno morale impedisce loro di riprodursi, la lotta per la sopravvivenza e la selezione naturale spiegherebbero, secondo Darwin, la persistenza dell’equilibrio tra individui e risorse.

Vita e scritti

Charles Robert Darwin nasce il 12 febbraio 1809 da una ricca famiglia dello Shropshire, il padre Robert era un fisico, il nonno Erasmus naturalista e poeta. Studia prima medicina e poi teologia, in realtà appassionato di scienze naturali, parte nel 1831 per un viaggio di cinque anni attorno al mondo a bordo del brigantino Beagle.

Durante il viaggio legge i Principi di Geologia (pubblicato nel 1833) di Lyell, di cui trova continua conferma. La varietà di specie nello stesso territorio e la loro particolare somiglianza in territori diversi dimostrano l’inattendibilità dell’ipotesi di una creazione mirata; già i fossili, in quanto resti di animali estinti, prevedrebbero al più l’esistenza di continue creazioni. La somiglianza degli uccelli delle isole Galapagos (Ecuador), di più recente formazione, con quelli delle coste americane gli suggerisce che quelle fossero state popolate da quelli in seguito e in qualche modo ivi differenziatisi.

1 Il termine “creazionismo” non designa alcuna teoria scientifica, ma si tratta di una visione del mondo che possiamo definire in ogni modo fissista. Il fissismo si deve considerare al più un paradigma (Kuhn), al pari dell’evoluzionismo. 3

La prova che gli allevatori e i coltivatori selezionando continuamente animali e piante con delle caratteristiche particolari isolano varietà nuove, dimostra che ogni individuo contiene un’infinita variabilità che può manifestarsi: la selezione artificiale praticata da allevatori e coltivatori doveva trovare ora una corrispondenza su vasta scala.

Nel 1838 legge il Saggio sul principio di popolazione di Malthus (in figura). Perché si mantenga l’equilibrio tra popolazione e risorse di sostentamento, come in effetti si verifica, è necessario che muoiano più individui di quanti ne nascano e si riproducano, come avviene ad esempio con polline e semi. Gli individui sopravvivono o soccombono a seconda delle caratteristiche che casualmente manifestano: la selezione naturale, al pari di quella artificiale praticata da allevatori e coltivatori, agisce su queste. Per il principio di ereditarietà, le caratteristiche favorevoli verranno trasmesse ai figli, quelle sfavorevoli si perdono nel tempo e il risultato è la nascita di una varietà sempre più numerosa che concorrerà a diventare una nuova specie, ovvero dell’evoluzione stessa. La lotta per l’esistenza caratterizza ogni individuo che mira al proprio successo biologico, cioè nella sua possibilità di riprodursi.

Ignaro di a cosa fosse dovuta la variabilità, non si sapeva ancora cosa fossero DNA e geni, Darwin ipotizzava che essa fosse infinita e insita negli individui. Su questo piano si innesta la confutazione della teoria di Lamarck: in primo luogo Lamarck avrebbe dato tutti vincitori nella lotta all’esistenza perché tutti potevano teoricamente acquisire i caratteri; in secondo luogo, poiché ogni specie era in qualche modo legata ad un’altra, nulla faceva presumere a linee genealogiche isolate e indipendenti, bensì ad un’unica discendenza.

La teoria dell’evoluzione è compendiata nell’Origine delle specie, pubblicata nel 1859, che riporta, tra l’altro, note del naturalista Alfred Russel Wallace (1823-1913), che lavorava contemporaneamente a Darwin alla stessa teoria. Il particolare successo e il merito dell’opera si attribuisce all’infinita documentazione portata a conferma della sua tesi: tuttavia, se l’evoluzione della vita fu ben documentata e generalmente accettata, poiché inoltre poteva bene assimilarsi nel mito positivista del progresso, la selezione naturale non poteva venire del tutto intesa prima delle scoperte genetiche di Mendel. La teoria attuale, sintesi delle tesi di Darwin e della genetica moderna, prende il nome di teoria sintetica dell’evoluzione o sintesi neodarwiniana.

Nel 1868 pubblica La variazione degli animali e delle piante allo stato domestico.

La discendenza dell’uomo è affrontata nell’opera La discendenza dell’uomo (1871), dove si legge, tra l’altro, che la differenza tra l’uomo e ogni altro animale consiste solo nel suo grado di sviluppo, da attribuirsi in ultima analisi alla selezione naturale e alla selezione sessuale (in figura, un ritratto umoristico di Darwin).

Nel 1872 pubblica Espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali.

Non si contano, in questo contesto, le opere minori, tra cui infiniti appunti e frammenti.

Darwin muore il 19 aprile 1882.

La teoria dell’evoluzione

  • Gli individui manifestano casualmente dei caratteri che non sono indotti dall’ambiente e che sono ereditabili in virtù del principio di ereditarietà, tali caratteri possono essere favorevoli o sfavorevoli in relazione all’ambiente in cui vivono.
  • Essi tendono a riprodursi e a crescere di numero in progressione esponenziale, poiché effettivamente non si verifica, significa che sopravvivono meno individui di quanti ne nascono.
  • La sopravvivenza di alcuni e la morte di altri nella lotta per l’esistenza è determinata dall’interazione tra tali caratteri e l’ambiente (selezione naturale), inoltre, coloro che si adattano hanno più possibilità di trasmettere quei caratteri e crescere di numero.
  • La selezione naturale nelle continue generazioni porta gradualmente ad un accumulo di cambiamenti tale che è possibile identificare un nuovo gruppo di individui dando la direzione all’evoluzione.

Differenze tra le teorie di Lamarck e Darwin

Lamarck (trasformismo) — Darwin (evoluzionismo)

  • Le specie non sono immutabili.
  • Le specie non sono immutabili.
  • Gli individui si differenziano per variazioni casuali.
  • La trasformazione dell’individuo è indotta dall’ambiente.
  • Le variazioni si trasmettono per via ereditaria.
  • Le abitudini di vita determinano il suo destino biologico.
  • Le variazioni si rivelano più o meno adatte all’ambiente: è la selezione naturale, vivono i più adatti, si estinguono gli altri.
  • Le trasformazioni si trasmettono per via ereditaria.
  • Esiste un’unica linea evolutiva.
  • Esistono infinite linee evolutive indipendenti una dall’altra.

Darwin si è sempre definito scienziato e in questa veste mai espresse le sue convinzioni filosofiche o religiose. In questi ambiti si definiva agnostico, secondo l’accezione del termine creato nel 1869 dal naturalista Thomas Huxley (1825-1895), apostolo della teoria dell’evoluzione, cioè l’incapacità di esprimersi su questioni che non siano proprio campo d’indagine. A prova di questo, rifiutò che Marx, per il carattere ateistico della sua opera, gli dedicasse i volumi de Il capitale. 4

Derivazioni ideologiche dell’evoluzionismo biologico sono il darwinismo sociale o socialdarwinismo, che presume l’esistenza di forti e deboli, di adatti e non adatti, nel mondo naturale come nella società degli uomini e la prerogativa naturale dei primi di decidere sugli altri, e il razzismo, che invece presume la razza come fattore determinante dello sviluppo di una civiltà e la necessità di evitare contaminazioni con razze ritenute inferiori e la loro distruzione.

1.2 Herbert Spencer

Vita e scritti

La sua filosofia consiste nell’applicazione di concetti come evoluzione e progresso all’uomo come all’intero mondo dei fenomeni, lo sviluppo progressivo della realtà è universale e necessario. La generalizzazione e mistificazione che ne viene fatta, a partire dalla teoria biologica, si spiega nel contesto positivista e romantico in cui Spencer visse. Herbert Spencer (in figura) nasce a Derby, in Inghilterra, nel 1820. È ingegnere delle ferrovie a Londra finché nel 1845 riceve un’eredità che gli permette di dedicarsi alla sua vocazione filosofica. Scrive i Principi di psicologia nel 1855; Il progresso, sua legge e sua causa nel 1857; nel 1862 escono i Primi Principi, opera filosofica di riferimento, primo volume del suo Sistema di filosofia sintetica. Seguono i due volumi di Principi di biologia (1864-1867), i Principi di psicologia e i Principi di sociologia. Non si contano, in questo contesto, opere minori. Muore nel 1903.

La sua fortuna immediata si deve al carattere sistematico ed enciclopedico della sua opera, facendo convergere termini opposti verso lo stesso principio, che assurse a compendio della visione positivista del mondo. Il suo declino si spiega col carattere più metafisico che scientifico che attribuì all’evoluzione, tuttavia, come ho rilevato, nonostante lo scarso rigore scientifico del suo sistema, esso tiene.

L’inconoscibile

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