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Età della pietra: gli strumenti


Gli oggetti più antichi che si ritiene siano stati usati dall’uomo sono i ciottoli, scheggiati in modo molto approssimativo. Essi vengono chiamati “asce a mano” o “colpo di pugno” perché venivano direttamente impugnati nella mano. Gli studiosi non sono in grado di capire se la scheggiatura sia di origine naturale o frutto della mano dell’uomo preistorico.

Più tardi, circa 200.000/300.000 anni fa, compare l’ascia amigdala, cioè a forma di mandorla; la loro lavorazione risulta più accurata e alcune sono lunghe perfino 40 centimetri.
Successivamente, circa 100.000 anni dopo, l’uomo inizia ad adoperare il punteruolo e il raschiatoio. In entrambi gli strumenti il bordo è tagliente ed è ottenuto grazie ad un lavoro di scheggiatura molto minuzioso. Nello stesso periodo, l’uomo impara a legare le schegge appuntite di pietra a dei bastoni, ottenendo così le prime scuri e lance. La legatura veniva fatta con gli intestini essiccati degli animali che servivano, pertanto, da corda.

Più tardi, l’uomo preistorico impara a servirsi delle corna degli animali per fare delle impugnature: in questo caso le pietre sono saldate nella parte vuota del corno con della resina.
Nel periodo compreso fra 170.000 e 35.000 anni fa, compaiono le prima seghe, prima più rozze e via via, sempre più perfezionate.
Circa 50.000 anni fa, compare il primo “bulino” cioè lo strumento che serve per lavorare i diversi materiali incidendoli, forandoli, ecc. L’uomo primitivo del paleolitico superiore produsse una quantità enorme di bulini, necessari per lavorare l’osso e la pietra. Era inevitabile che la punta di questo nuovo strumento si rompesse frequentemente per cui continuamente l’uomo se ne doveva procurare di nuovi.
Negli ultimi periodi dell’età della pietra, l’uomo inizia a lavorare minuziosamente la selce, cioè una pietra dura molto adatta a fabbricare strumenti taglienti. Infatti con la selce venivano fabbricate le punte delle lance, molto piatte e a punta, dalla forma chiamata “a foglia di lauro”.
Col tempo le tecniche progrediscono e gli strumenti diventano più perfezionati. Infatti, fra i 30.000 e i 40.000 anni fa, l’uomo preistorico, inventa l’ago con la cruna preparato con schegge di osso e di corno.
Con l’osso e non più con la pietra, intorno a 15.000 anni fa si iniziano a fabbricare nuove armi sempre più micidiali come gli arpioni dentati da caccia e nel 8.000 a.C.,compaiono delle punte di frecce, con la base fornita di alette e di còdolo che permetteva una migliore attaccatura al manico.
Alla fine dell’età glaciale, la Terra si ricopre di laghi e di paludi, si formano tribù di pescatori che inventano l’amo e la rete: sino nel periodo compreso fra l’8.000 e il 6.000 a.C.
Quando l’uomo abbandona la caccia e diventa sedentario, esso inizia a coltivare la terra e pertanto ha bisogno di nuovi attrezzi. Nasce così la zappa, con il manico fissato in modo perpendicolare, e la falce costruita con un’impugnatura di legno nella quale sono incastrate delle schegge di selce.
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