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Il commercio e l’industria nel XVI secolo


La prima metà del XVI secolo è caratterizzata dallo sviluppo del capitalismo: coloro che sono in possesso di risorse finanziarie forniscono ad altri i mezzi necessari per lavorare e fabbricare; colui che fornisce il denaro trattiene una parte più o meno considerevole del prodotto del lavoro. Poiché questa spinta capitalista sui fermò nella seconda metà del XVI secolo, le viene, di solito, dato il nome di pre-capitalismo.
Lo sviluppo del grande commercio ha permesso la costituzione di notevoli ricchezze. Commercio marittimo innanzitutto:: l’Ansa che può contare del traffico nel Mar Baltico, nel Mare del Nord deve fare i conti con gli Inglesi e gli Olandesi; l’Atlantico è solcato, non soltanto dagli Spagnoli e dai Portoghesi, ma anche dagli inglesi, gli Olandesi e i Francesi; nel mar Mediterraneo, sono i Genovesi ed i Veneziani che occupano il primo posto. Alcuni armatori realizzano enormi guadagni; per esempio, a Dieppe, Jan Ango dispone di 30 navi e gode del favore di Francesco I. Sulla terraferma, nonostante le condizioni delle strade, il traffico è altrettanto importante e grandi fiere internazionali come quella di Anversa, di Lione di Lipsia e di Francoforte continuato ad attirare commercianti da ogni paese. Ma coloro che ammassano più ricchezze sono i banchieri. Non contenti di prestare denaro ai commercianti e perfino ai principi, si danno da fare per proprio conto e realizzano cifre d’affari enormi per l’epoca. Per esempio, la famiglia dei Fugger di Augusta, per 25 anni, raggiunge il massimo splendore finanziario. Se Anversa, profittando del cambiamento prodotto dalle rotte marittime è divenuta il principale mercato europeo, sono sempre gli Italiani che occupano il primo posto nel commercio del denaro. Molti di loro si trasferiscono all’estero, in modo particolare a Lione, e l’italiano diventa la lingua internazionale degli affari e del commercio. In ogni città, commercianti di minore importanza, si sforzano di fornire tutto quanto è necessario alla vita quotidiana. I maestri artigiani dirigono delle piccole attività che impiegano fino a cinque operai (= compagni); continuano a fabbricare la maggior parte degli oggetti di consumazione corrente. Tuttavia si vedono anche comparire delle imprese molto più grandi, specialmente nel campo della stampa, del tessile (fabbriche di seta) e soprattutto nella metallurgia: le gallerie delle miniere si addentrano nel suolo sempre più profondamente e le forge, alimentate da legname o da carbone si moltiplicano. Il denaro necessario è fornito dagli uomini d’affari, i banchieri, che dispongono di notevoli capitali e tengono per sé una parte del guadagno.
In questo modo si viene a costituire una borghesia ricca e potente. Nelle città essa detiene tutti le funzioni amministrative (sindaci, borgomastri, assessori). La borghesia entra nel Consiglio del re, acquista gli incarichi pubblici come pure i titoli nobiliari. Il suo ruolo continuerà ad aumentare.
Per quanto riguarda gli operai, la loro condizione è è piuttosto miserevole e le corporazioni, interamente dipendenti dagli interessi dei padroni, non li proteggono più come nel Medio Evo. Per difendersi, cercano di costituire delle confraternite o delle associazioni più o meno clandestine Nel 1539, si ha un importante sciopero fra gli addetti alla stampa di Lione e di Parigi. Tuttavia essi non trovano alcun appoggio da parte dell’autorità reale, sempre preoccupate delle sommosse popolari.
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