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Una cultura laica

La cultura umanista rivendicò il proprio diritto alla libera ricerca. Uno dei processi più significativi del Rinascimento fu, infatti, la laicizzazione della cultura.
In primo luogo ciò significò rivendicare l'autonomia della cultura. La cultura in tutte le sue manifestazioni si pose su un piano di indipendenza soprattutto nei confronti delle verità rivelate e della Chiesa. In passato una conoscenza era vera e accettabile se era coerente con quanto affermato nelle Sacre Scritture; ora invece una conoscenza è vera se è oggettiva, ricavata dall'osservazione della realtà e provata dall'esperienza.
In secondo luogo, in particolare in ambito artistico, si scelse di trattare temi profani. Alcuni studi attestano che i quadri italiani di argomento profano, che negli anni Venti del Quattrocento rappresentavano il 5% della produzione artistica, un secolo più tardi giunsero a costituirne il 20%. In questo periodo infatti si svilupparono il ritratto, il paesaggio, la natura morta. Lo storico Peter Burke nota che anche nei quadri di tema religioso vi erano rimandi alla laicità: nei secoli XV e XVI, i quadri che ritraggono i santi allontanano sempre più l'attenzione dagli atti del santo per occuparsi del paesaggio sullo sfondo, e i santi stessi diventano più piccoli.

La donna poi, sentita nel Medioevo o come rappresentazione del demonio o come simbolo di virtù celeste, recuperò la propria naturalezza, venendo raffigura nei suoi attributi terreni.

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