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L'intellettuale cortigiano

Nel Rinascimento si diffuse una nuova figura di intellettuale, il cortigiano: un intellettuale laico, legato alla corte di un signore e non più alla Chiesa, come nel Medioevo.
Occorre precisare comunque che l'intellettuale legato alla Chiesa, il chierico, non scomparve. Infatti per lo scrittore o il filosofo era impossibile mantenersi soltanto con la propria attività, perciò la carriera ecclesiastica era molto ambita, anche perché fino al Concilio di Trento (1545-63) offrì benefici piuttosto consistenti senza implicare praticamente alcun obbligo. Nell'epoca del Rinascimento, però, si aprì per gli intellettuali una nuova possibilità, quella di essere accolti a corte da un mecenate, cioè un signore che si circondava di scrittori e artisti che davano lustro allo Stato. Il signore garantiva il mantenimento agli intellettuali in cambio dei loro servigi. Federico da Montefeltro, duca di Urbino, rappresenta l'esempio del mecenate rinascimentale: non solo politico illuminato e geniale stratega, ma anche intellettuale e amante dell'arte.

Naturalmente, poiché negli Stati del Cinquecento il potere era fortemente accentrato, il cortigiano non aveva la possibilità di partecipare attivamente alla vita politica. La corte era indubbiamente un ambiente stimolante e raffinato, frequentato da letterati, filosofi e artisti, ma imponeva la subordinazione alla volontà del signore. L'intellettuale cinquecentesco, dunque, non poteva dirsi pienamente autonomo in quanto era al servizio di un potente.

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