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Stato della Chiesa


Nel 1454 lo Stato della Chiesa occupa un’area territoriale del Centro Italia significativa: è uno degli Stati regionali più grandi d’Italia. Il potere temporale della Chiesa era in buona parte basato sulla Donazione di Costantino.

Papa

Lo Stato della Chiesa ha una importante peculiarità: il Papa è contemporaneamente capo politico e spirituale, ma se è capo politico di un territorio delimitato, è capo spirituale su tutta la cristianità europea. Come il potere dell’imperatore, anche il suo deriva dalla tradizione medievale e gli faceva da contraltare: nella tradizione medievale la filosofia politica aveva auspicato l’esistenza di un solo potere temporale universale e di un solo potere spirituale universale, cioè la Chiesa e l’Impero. Il Papa viene eletto da un’assemblea di prìncipi della Chiesa, i cardinali, pertanto è una monarchia elettiva e non ereditaria; questo crea delle difficoltà, perché interrompe spesso la continuità dell’azione politica: ogni volta che c’è un passaggio di sovrano non si sa immediatamente chi è il successore, ma bisogna aspettare almeno qualche settimana e in questa fase di transizione si scatena una lotta politica fra le grandi famiglie dello Stato pontificio, legate ai cardinali, ciascuna delle quali cerca di far eleggere il cardinale che più gli conviene. Mentre questa è la versione laica, secondo la visione religiosa il Papa viene eletto per ispirazione dello Spirito Santo.

Politica estera

La capacità di politica internazionale della Chiesa era forte, perché il Papa aveva un’autorevolezza morale sui prìncipi e sui monarchi europei e la poteva esercitare (come dimostrato nelle crociate, quando il Papa era stato l’autorità politica che aveva riunificato gli intenti degli Stati europei: la sua pressione aveva effettivamente peso); ma la politica internazionale del papato poteva essere incostante, perché un periodo il Papa poteva essere vicino agli interessi delle casate filospagnole, mentre un altro periodo poteva essere filofrancese, poteva essere fiorentino oppure milanese: a seconda della provenienza del pontefice e del gruppo politico che quel pontefice rappresentava, anche la politica estera dello Stato della Chiesa poteva mutare le alleanze. Questo tipo di monarchia, oltre a non essere ereditaria, non prevedeva che il Papa avesse una famiglia alla quale attingere per le alleanze internazionali: ciò impediva di esercitare la politica estera con uno strumento tipico dell’età moderna, cioè i matrimoni .

Cardinal nipote

Per ovviare all’impossibilità di stabilire alleanze internazionali nei primi secoli dell’età moderna, almeno fino a tutto il ‘600, i Papi istituiscono la figura del Cardinal nipote: nell’entourage della propria famiglia individuano un ecclesiastico che abbia un ruolo di peso nella Chiesa, lo fanno cardinale e lo designano come erede in pectore; i Papi gli danno degli incarichi pubblici (spesso divengono camerlenghi, cioè ministri degli interni, oppure segretari di Stato, ministri degli esteri) e sperano che alla loro morte gli equilibri dentro al Collegio cardinalizio, che essi stessi contribuiscono a creare (i cardinali vengono nominati dai Papi), portino all’elezione del Cardinal nipote. Tuttavia, ci provano tutti i Papi del ‘500-‘600 ma nessuno ci è mai riuscito: per nominare molti cardinali ci vorrebbe un papato lungo, mentre normalmente i Papi regnano per 5-6 anni e non riescono a incidere sulla politica del Conclave.

Espansione territoriale

Lo Stato della Chiesa, nato sul controllo delle campagne intorno a Roma, nel corso del Medioevo e dell’inizio dell’età moderna si espande e va ad occupare un territorio ben più ampio. In realtà, all’inizio dell’età moderna il controllo reale esercitato su queste signorie è ancora incerto: ci sono delle famiglie nobiliari che tentano di instaurare, nei vecchi comuni, il loro dominio al posto del Papa; dentro ciascuna città, sistematicamente c’è una parte della nobiltà che si allea col Papa e un’altra che si allea con le signorie locali: ad esempio, questo avviene a Bologna, Rimini, etc. Le cose si stabilizzano dalla metà del ‘500, in cui lo Stato comincia effettivamente ad esistere come istituzione politica che governa realmente il suo territorio.

Controllo del territorio

Il Papa, essendo il capo politico della Chiesa, controlla tutto il clero e non solo quello presente nello Stato della Chiesa, ma in tutta Europa. Controllare il clero in età moderna significa controllare l’unico sistema di comunicazione diffuso sul territorio: il Papa aveva i propri ‘emissari’ nei sacerdoti, nei parroci, in tutta Europa ed egli, per i messaggi (input culturali, spinte, atteggiamenti) che si volevano diffondere da Roma, la Chiesa era l’unica realtà politica ad avere un ‘altoparlante’ in tutti i territori europei. La visione del mondo di un sovrano, di un principe, di un imperatore, non trovava canali di comunicazione efficaci come quello della Chiesa: è per questo che i sovrani hanno bisogno di allearsi con essa, perché spesso è il clero l’unica componente del potere che ha contatto reale con la popolazione. Sebbene talvolta siano ignoranti, analfabeti, o persino sposati, i parroci godono comunque una presenza diffusa ed è questo a renderli un essenziale strumento di comunicazione con la popolazione, che garantisce sia un impatto culturale, sia il prelievo fiscale: tutti i cristiani versano la decima dei loro raccolti agricoli alla Chiesa, il clero (il primo ordine della società) viene sostenuto dal terzo Stato (e non dalla nobiltà) in cambio dei servizi religiosi che la Chiesa offre alla popolazione.

Decadenza morale

Alla fine del ‘400 la Chiesa non vive un momento di splendore dal punto di vista teologico, è molto criticata in molteplici aspetti. Anzitutto, dal punto di vista teologico e di organizzazione ecclesiastica, c’è una contesa permanente su quale sia la massima autorità della Chiesa, cioè il Papa o il Concilio; sin dalle origini, la Chiesa conosceva due forme di autorità: il Papa, eletto dal Conclave (assemblea di cardinali), per affrontare questioni particolarmente importanti eccezionalmente poteva riunire il Concilio, cioè un’assemblea in cui sono convocati cardinali, vescovi e gli uomini dotti (teologi). Il Concilio, in cui si prendevano importanti decisioni di varia natura, aveva suscitato un dibattito molto forte su quale fosse la suprema autorità, cioè se nell’ambito di una decisione fosse il Papa o il Concilio a prevalere: la corrente del conciliarismo è sopravvissuta fino al ‘700, solo nell’età moderna viene sancita l’autorità del Papa, con il Concilio di Trento. Questa decisione viene presa in un momento molto complicato della storia della Chiesa; nel tardo Medioevo essa era riuscita ad assorbire alcuni movimenti, come quello francescano, dentro l’ortodossia, sebbene essi ne contestavano la sfarzosità; sul finire del ‘400 cominciano ad emergere anche movimenti che mettevano più radicalmente in discussione i princìpi ecclesiastici: i movimenti di purificazione che si sviluppano in quest’epoca non riescono a essere ricondotti nell’atrio dell’ortodossia.
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