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Già nei secoli precedenti era vivamente diffusa l'ansia di profondo rinnovamento spirituale e c'erano stati anche tentativi di riforma religiosa. Alcuni, come, ad esempio, Girolamo Savonarola, avevano prospettato l'esigenza del ritorno ad una più fervida religiosità interiore, del miglioramento dei costumi corrotti dei fedeli e del clero, della rinascita, insomma, di un profondo e consapevole spirito di pietà e di devozione. Altri, come, ad esempio, Giovanno Wycliff e Giovanni Huss, avevano manifestato propositi più arditi perché intendevano che la riforma non si limitasse al campo morale, ma si estendesse anche alle istituzioni della stessa Chiesa, e ponevano in discussione persino i dogmi e la fede.
Queste aspirazioni riformatrici traggono motivo dal rilassamento dei costumi della Chiesa e dalla sua decadenza morale che già si era manifestata con l'esilio di Avignone: tutto questo toglie prestigio al Papato ed alla Curia romana.

Inoltre la diffusione degli studi umanistici spinge a ricerche filologiche sul Vecchio e sul Nuovo Testamento e perciò, favorendo l'esame critico dei testi sacri, acuisce lo spirito di libera ricerca in contrasto con l'accettazione passiva delle formule dogmatiche fissate dalla Chiesa. infine si afferma sempre più decisa, in Germania, l'opposizione alla istituzioni medievali.

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