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Stati Uniti d'America nel Settecento



I coloni americani erano un'altra fonte di problemi per la Gran Bretagna. La conquista britannica del Canada sollevò i coloni americani dalla minaccia francese, così il governo decise che avrebbero dovuto sostenere parte del costo della protezione; nel 1765 le tasse furono aumentate, ma i coloni protestarono per il principio "Nessuna tassazione senza rappresentanza", ovvero non era giusto che i coloni pagassero le tasse senza che ci fosse una loro rappresentanza negli organi legislativi, ovvero la rappresentazione per la formazione delle leggi che sarebbe valse sul loro territorio.
In realtà si trattava solo apparentemente di una questione di tassazione, poiché le colonie americane volevano essere indipendenti.
I dazi sulle merci importate in America furono abrogati, ad eccezione di quello sul tè. In risposta, un carico di tè britannico fu gettato in mare nel porto di Boston nel 1773 (Boston Tea Party).

Di conseguenza il porto fu chiuso e le truppe britanniche vi stazionarono. Il primo sangue fu versato a Lexington nel 1775, e nel 1776 Thomas Jefferson e altri leader americani scrissero la famosa Dichiarazione d'Indipendenza. La guerra si concluse con la vittoria dei coloni, guidati da George Washington. Gli inglesi si arrendono a Yorktown nel 1781 e nel 1783 la Gran Bretagna riconosce ufficialmente le tredici colonie come una nazione indipendente chiamata Stati Uniti d'America.