Mongo95 di Mongo95
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Il Settecento è periodo di unificazione e centralizzazione politico amministrativa. È il secolo in cui si riscopre il “diritto patrio”, una sorta di diritto comune, proprio di un territorio, che è diritto del Re ma anche del Regno. Si ha il tentativo di riscoprire le antiche istituzioni del territorio, con l’obiettivo di una codificazione del diritto, il “codigos” o “recopilactiones”. Ricerca delle leggi fondamentali e loro sistemazione in un unico codice scritto. Il diritto naturale razionale, che pone l’io pensante con i suoi diritti naturali al centro del sistema giuridico statale. Attraverso uomini illuministi e moderati che salgono al potere, portando avanti una riforma politica in un sistema di monarchia assoluta. Si rivaluta il rapporto pattizio che esiste ed è stato stabilito storicamente tra re e sudditi, con regole che vincolano entrambi i contraenti, in una sorta di assolutismo illuminato. Si porta avanti la rivalutazione delle Cortes, istituzione tradizionale che fa parte della costituzione storica, espressione eloquente di questo carattere pattizio. Riforme che si ricollegano alla costituzionalità storica del Paese, la sua storia giuridica fondamentale. Riforma politica significa rafforzamento del potere dello Stato, non di quello del Re. La sovranità dello Stato che in questo ambito è maggiormente minacciata però dal potere temporale della Chiesa. Quindi si rafforzano i diritti dello Stato nei confronti di quest’ultima, come il diritto di patronato, che ora è regio, con intervento anche nelle nomine ecclesiastiche, dove viene preteso l’exequator. Il sistema polisinodiale viene pian piano sostituito da Segretari di Stato a livello centrale, e la nomina di Intendenti a livello provinciale, con addirittura maggiori poteri dei corregidores di antico regime.

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