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Termini italiani di origine longobardo

La lingua italiana deriva in larga misura dal latino, ma molti suoi termini sono un prestito da altre lingue. Molte parole oggi di uso comune, soprattutto legato alle nuove tecnologie o a linguaggio settoriali, derivano dall’inglese: computer, cd-rom, fitness ecc Altre parole derivano da lingue meno diffuse: robot, per esempio, è una parola che viene dalla lingua ceca.
Quando una lingua mutua delle parole da un’altra, spesso, con il passare del tempo, le modifica e le adatta. Questo è accaduto a molte parole di origine germanica che fanno ormai parte della lingua italiana. Per esempio toponimi, cioè nomi di località, contengono parole di origine germanica, soprattutto nella pianura padana, dove i longobardi si insediarono maggiormente: così una parola come “fara”, che in longobardo indicava il gruppo famigliare, sopravvive in toponimi come Fara d’Adda, Fara Novarese e Fara Sabina; “sala” (in lingua longobarda “abitazione”) si ritrova nei toponimi che contengono il termine Sala (frequentissimo in tutto il Nord Italia, anche in forme composte come Sala Monferrata, Sala Comacina).

Forse sorprende di più la sopravvivenza di termini usati frequentemente nel linguaggio quotidiano. Una frase come “la guerra non è uno scherzo” comune due parole di origine germanica “guerra” e “scherzo”, che derivano dai più antichi werra (parola appartenente al frantone, cioè al gruppo occidentale delle lingue germaniche) e skerzon (parola longobarda).

Non è facile orientarsi in questo crogiolo di lingue. In alcuni casi la spiegazione è evidente: per esempio, molte parole del linguaggio equestre e militare passarono all’italiano soppiantando quelle latine, perché usate dall’aristocrazia militare longobarda (come “briglia”, “staffa”, “sprone”, “spiedo”, “spalto”). In altri casi il motivo è del tutto oscuro: perché mai, infatti, in italiano “nero” deriva dal latino (niger) e bianco dl germanico (blank)?[/h2]

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