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il fenomeno pauperismo del Seicento in Europa


Un altro fenomeno che si diffuse in Italia nel Seicento, soprattutto nel Lazio e nel Regno di Napoli, fu il “banditismo” ovvero una criminalità organizzata, capeggiata da briganti che si muovevano soprattutto nei boschi e nelle zone di campagna. Data l’assenza di polizia (fu introdotta soltanto nel 1700) i briganti si imposero con il terrore sulle autorità locali. Molti signorotti si alleavano con i briganti per ottenere protezione, inoltre i briganti contavano sull’appoggio del popolo a cui spesso distribuivano cibo o beni. In tutta Europa si ebbe il fenomeno del “pauperismo” (dal latino pauper, povero) cioè una crescita vertiginosa del numero di poveri che si spostavano dalle campagne e dai paesini per raggiungere le grandi città in cerca di denaro e di cibo, che allora scarseggiava a causa della crisi, soprattutto in Francia dove dal 1662 al 1692 vi fu una gravissimi carestia chiamata “grande fame francese”. Nel Seicento quindi circa 1/5 della popolazione era composta da mendicanti. In un primo momento la Chiesa cattolica tentò di aiutarli, fondando istituti di carità e offrendo alloggi ma ben presto il fenomeno divenne incontrollabile e i mendicanti furono perseguitati credendo che la loro povertà fosse una colpa e non fossero dignitosi dinanzi a Dio. Iniziò quindi la repressione, che fu un ideale perseguito durante tutto il Seicento: in questo secolo infatti aumentarono enormemente le pene capitali, il numero di carcerati e di uomini costretti ai lavori forzati, e furono costruiti numerosi centri di rieducazione.
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