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Crisi e sviluppo nei Seicento

Con il termine "rifeudalizzazione" si intende il ritorno ai rapporti di lavoro feudali tra contadini e proprietari terrieri; questo fenomeno fu largamente diffuso nei primi decenni del Seicento.
Il pauperismo è una condizione di depressione economica causata da una molteplicità di fattori ed estesa a gran parte della popolazione.
I moriscos erano gli arabi convertiti al cattolicesimo che vivevano nella penisola iberica. Essi vennero cacciati da quest'ultima nel corso del Seicento poiché sospettati di professare segretamente l'islamismo.

La monarchia spagnola non rimase passiva di fronte alla condizione di grande depressione demografica. Vi furono, infatti, dei tentativi di riforma, tra i quali si distingue quello di Olivares. Egli impose una ripartizione delle imposte, in modo tale che ognuno contribuisse alla finanza dello Stato; inoltre, introdusse la tassazione dei beni di lusso. Queste scelte intaccavano gli interessi della nobiltà e dei regni, che rivendicarono la loro autonomia, per questo, infatti, il Portogallo, nel 1643 proclamò la propria indipendenza.

La classe sociale che risentì maggiormente della crisi del Seicento fu quella dei contadini. La depressione economica e fiscale e lo sfruttamento della classe sociale dei contadini furono le cause delle sommosse sviluppatesi a Milano, Palermo e Messina. Tuttavia, questi tentativi furono effimeri e vennero facilmente repressi.

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