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Il Seicento

Il Seicento è un secolo che vede l'Europa colpita da una crisi generale in vari campi. Appare come un secolo complesso, ricco di contraddizioni in quanto presenta due aspetti contrapposti: uno positivo e splendente, per ciò che riguarda la cultura barocca e la nascita del pensiero scientifico moderno, uno invece negativo che rende il seicento un secolo di crisi: l’epoca della peste, della crisi economica e di duri conflitti politici.
La prima metà del Seicento è dominata dalla lunga e violenta guerra dei trent’anni che vede protagonisti, in varie fasi, tutti i paesi dell’Europa, dal 1618 al 1648. Si presenta, inizialmente, come guerra di religione, per evangelizzare l’intera Europa, poi, col passare degli anni, la ragione del conflitto diventa anche di tipo politico. La guerra si conclude con la pace di Westfalia, che vede la Francia e l’Olanda diventare le massime potenze, la Germania sempre più frantumata e la Spagna completamente distrutta. Si concludono i conflitti religiosi nell'Europa Occidentale e si ripercuotono conseguenze in ambito economico-sociale.

Dal punto di vista economico è un secolo di ristagnazione, che vede gran parte dell’Europa impoverirsi a causa di un’agricoltura arretrata, di tipo feudale, causando carestie, pestilenze e un notevole crollo demografico. Si assiste a una progressiva diminuzione della produzione, determinata principalmente dall’arretratezza delle strutture, ad un calo dei prezzi e ad una scarsa efficienza delle terre da coltivare. Fanno eccezione le potenze atlantiche come Francia, Olanda e Inghilterra, che basano la loro economia sul commercio. Per aumentare la ricchezza, le grandi potenze adottano la politica mercantilistica, che sostiene che la ricchezza di uno Stato si misura in base alla quantità di denaro presente nelle casse del governo, bisogna quindi diminuire le importazioni e aumentare le esportazioni.
Tra le potenze europee, quella che adotta una politica di mercato migliore è la Francia, con il ministro delle finanze Colbert, durante il regno di Luigi XIV, promuovendo anche le attività manifatturiere nel settore delle merci di lusso. Siamo di fronte ad un governo assolutista, che oltre attraverso il colbertismo, si sviluppa sotto altri punti di vista. Luigi XIV, definito il Re Sole, vuole avere l’intero controllo della Francia e per fare questo si circonda di tre collaboratori: il ministro delle finanze, il ministro della guerra e il ministro degli esteri. Si fa costruire una meravigliosa reggia a Versailles, nella quale si stabilisce con tutta la corte, affida ai nobili delle cariche onorifiche, togliendo loro il potere. Inoltre, collabora con i nobili di toga, ovvero dei borghesi scelti da lui, ai quali affida compiti burocratici e amministrativi. Dal punto di vista religioso invece sostiene di non poter essere giudicato da nessuno, in quanto lui è una volontà voluta da Dio. Impone una sola religione, il cattolicesimo, e combatte contro i protestanti. Infine, impone numerose regole alla Chiesa francese. In questo modo Luigi XIV può essere il padrone della Francia.
E se in Francia vediamo fiorire l’assolutismo, in Inghilterra invece si afferma una monarchia costituzionale, attraverso le due rivoluzioni. Inizialmente il re è Carlo I Stuart, che governa come assolutista, senza convocare mai il Parlamento, causando così una guerra civile contro Parlamento e teste rotonde. Cromwell, politico inglese, si mette a comando dell’esercito delle teste rotonde, sconfiggendo Carlo I e successivamente passa al governo. Alla sua morte sale al trono Carlo II e torna la dinastia degli Stuart, non governa in modo assolutistico e in questo modo Re e Parlamento tornano in equilibrio. Il suo successore è Giacomo II, re cattolico che governa da assolutista. Il popolo non si ribella, pensando che alla sua morte salga al trono una delle due figlie, Anna e Maria, sposata al governatore olandese Guglielmo d’Orange, solo che successivamente Giacomo ha un nuovo erede e quindi il Parlamento decide di fare un colpo di stato: convoca Guglielmo e lo incorona Re d’Inghilterra, facendogli approvare il “Bill of rights”, dove sono citate tutte le libertà. Vieni diviso il potere tra Parlamento e Re, nasce così una monarchia costituzionale.
Dal punto di vista sociale il ‘600 è un secolo di grande disagio e spaesamento. La popolazione si riduce drasticamente a causa di epidemie, carestie, guerre e scarse condizioni igieniche. È definita anche come epoca di razionalità, dovuta alla rivoluzione scientifica. Fino al ‘500 l’uomo si credeva il centro dell’universo, sostenendo una visione del mondo Aristotelica - Tolemaica, mentre nel ‘600 questa visione cambia e l’uomo, scoprendo di non essere più il centro di tutto, è disorientato e non ha più nessuna certezza. C’è un sapere nuovo, gli scienziati non si accontentano più delle spiegazioni precedenti, ma vogliono essere liberi di conoscere e fare nuovi esperimenti. Galileo Galilei, padre della scienza, porta avanti le teorie copernicane sul sistema eliocentrico e attraverso la sua invenzione del cannocchiale riesce a studiare i corpi celesti. In questo modo va contro la Chiesa e per paura è costretto ad abiurare i suoi pensieri. Galileo Galilei è anche l’inventore del metodo sperimentale, che consiste nell’osservare, fare ipotesi e sperimentare la propria teoria. Il ‘600 quindi, oltre ad essere un secolo di crisi, è anche un secolo di grandi novità, anche per ciò che riguarda la letteratura.
Dal punto di vista culturale questo secolo vede la nascita di un nuovo stile, il Barocco, che è descritto come qualcosa di imperfetto e come periodo di inquietudine. È prevalentemente una reazione al classicismo del 500. Si presta attenzione ad ogni minimo particolare, si ampliano gli argomenti e si parla anche di ciò che è brutto e imperfetto. Per ciò che riguarda la poesia in Italia troviamo Giambattista Marino, massimo esponente del Barocco, che dice “è del poeta il fin la meraviglia, chi non sa far stupir vada alla striglia”. Marino si distingue perché non esagera nei contenuti e nello stile e usa un linguaggio fluido e musicale. Crea il marinismo, corrente poetica che seguiranno tutti i poeti del ‘600. Anche nelle arti figurative vengono descritte immagini della vita quotidiana. L’obiettivo è quello di stupire e meravigliare.
In conclusione possiamo osservare come il ‘600 sia un secolo di netti contrasti, conflitti e instabilità. Abbiamo visto che sia dal punto di vista economico che dal punto di vista sociale è un secolo di inquietudine, guerre e rivoluzioni. Dal punto di vista culturale invece è un secolo di novità, di progressi, di superamento delle tradizioni: gli artisti del ‘600 riescono infatti ancora oggi a stupire e meravigliare il pubblico.

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