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La Russia del XVI secolo

Nel XVI secolo la Russia era quasi estranea agli Europei, eccetto il fatto che vi si praticava la religione cristiana. La lunga occupazione tartara vi aveva lasciato dei costumi e delle abitudini molto diverse dalla mentalità europea. Si sapeva che essi erano soliti tenere le donne chiuse in una specie di harem, che il sistema giuridico era crudele, che gli abitanti indossavano dei caftani che vigeva la corruzione e il dispotismo senza limiti. Come a Bisanzio, anche a Mosca il monaci esercitavano una grande influenza sullo stato. Essi erano spesso fanatici e superstiziosi e accanto ad essi avevano una parte più o meno notevole, a seconda dell’energia del sovrano, anche i nobili, chiamati boiari. Il ceto medio era inesistente, visto lo stato del tutto primitivo dell’organizzazione statale. I contadini, chiamati mugik, vivevano nei mir (o comunità rurali), esercitando un’agricoltura primitiva ed arretrata e la loro condizione si avvicinava a quella della servitù della gleba.
Tuttavia, verso la metà del secolo lo stato russo conobbe un periodo di rafforzamento con arrivo al trono di Ivan il Terribile che assunse il titolo di imperatore o zar della Russia. Era un despota sanguinario, dalla primitiva barbaria. Sotto di lui, la Russia estese i propri domini fino al corso del Volga. Durante il suo regno, furono anche stretti i primi rapporti con l’Occidente, tramite il mercato olandesi e la Compagnia russa di Londra. Per primo, nella storia russa, Ivan il Terribile aveva una grande aspirazione: uno sbocco sul mare per la Russia ed è per questo motivo che il suo esercito, ancora organizzato in modo barbarico, invase la Livonia (che oggi fa parte della Lettonia) ed entrò in competizione con gli stati che si affacciavano sul mar Baltico. Pertanto, da questo momento in poi, l’Impero russo cominciava ad affacciarsi sul mondo della politica europea, con tutto il suo peso e le sue caratteristiche.
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