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La Rivoluzione americana e influenza dell’Illuminismo


Agli inizi del XVIII secolo, l’America settentrionale era un territorio molto esteso, ma poco abitato. La popolazione era concentrata sulla costa atlantica dove gli Inglesi avevano fondato 13 colonie. Andando dalla costa verso ovest, la pianura era abitata da numerose tribù indiane, ostili agli Europei, che non avevano dimora fissa e che vivevano di caccia. Tribù indiane vivevano anche più a nord, verso l’attuale Canada.
Nel XVII secolo, il Canada era stato occupato dai Francesi che vi avevano fondato Québec (pron. Kebék)e Montréal (pron. Monreal). Il sud comprendeva la Louisiana, in mano ai Francesi, e la Florida, un dominio spagnolo. Tuttavia, a seguito della Guerra dei Sette Anni, la Francia era stata sconfitta e aveva dovuto cedere il Canada all’Inghilterra e la Louisiana alla Spagna, mentre la Florida era passata dalla Spagna agli Inglesi.
Le tredici colonie erano molto diverse fra di loro sia dal punto di vista climatico che economico.
• Le colonie del sud avevano un clima caldo che favoriva la cultura del tabacco e del cotone. La popolazione era costituita da ricchi proprietari terrieri e da schiavi catturati in Africa e portati in America per lavorare nelle piantagioni.
• Le colonie del centro avevano un’economia basata sull’agricoltura praticata con metodi moderni e quindi molto redditizia. La popolazione era eterogenea: essa comprendeva inglesi, olandesi, svedesi, tedeschi, irlandesi e scozzesi.
• Nelle colonie del nord si praticava il commercio, soprattutto di pellami e di legname e la pesca. La popolazione era essenzialmente inglese, di origine puritana.
Tuttavia, gli abitanti di tutte le colonie avevano in comune una qualità: quella di essere molto attivi, intraprendenti e lavoratori. Il concetto di libertà e l’istruzione erano diffusi ed i cittadini erano anche interessati a partecipare alla vita politica.
Dal punto di vista politico, ogni colonia era retta da un governatore nominato dal re inglese e da un’assemblea composta dai rappresentanti locali. Ogni colonia disponeva anche un piccolo esercito di volontari, peraltro ben organizzato. Tutto sommato, dal punto di vista amministrativo, le colonie erano abbastanza autonome, ma non lo erano alttrettanto dal punto di vista economico. Infatti, L’Inghilterra imponeva loro di acquistare solo prodotti inglesi, di esportare i loro prodotti solo in Inghilterra e di pagare delle tasse alla madrepatria. In cambio l’Inghilterra garantiva alle colonie la protezione politica e militare (= patto coloniale). Tuttavia, gli abitanti delle colonie non rispettavano sempre questo patto e spesso si dedicavano al contrabbando. Per esempio, invece di comprare lo zucchero inglese, necessario per fabbricare il rum, essi erano soliti acquistare quello francese perché costava meno.
Nel 1765, l’Inghilterra aumentò le tasse per poter far fronte alle spese sostenute durante la Guerra dei Sette Anni. Gli abitanti delle colonie protestarono, facendo sapere che avrebbero accettato l’aumento a patto che anche i loro rappresentanti facessero parte del Parlamento di Londra per poter così esprimere la propria opinione tutte volte che si trattava di discutere di problemi di carattere fiscale.
Ovviamente, l’Inghilterra non accettò la richiesta. Thomas Jefferson, in un suo scritto sottolinea l’assurdità delle leggi inglesi che regolavano i rapporti economici dell’Inghilterra con le 13 tredici colonie e cita l’esempio del tabacco, del ferro e delle pellicce. Nel caso del tabacco i coloni americani, dopo aver venduto la produzione a Londra erano obbligati a vendere sempre in Inghilterra la parte eccedente, ma questa volta ad un prezzo molto più basso. Questo tabacco veniva poi rivenduto sul mercato straniero al prezzo effettivo e questo permetteva alla madre patria di realizzare enormi guadagni. Un’altra legge proibiva ai coloni di fabbricare gli articoli di cui avevano bisogno per il proprio uso, utilizzando materie prime che essi stessi avevano prodotto o che si erano procurati come nel caso di berretti di pelliccia. Quando la merce veniva trasportata in Inghilterra, i coloni dovevano sostenere anche il costo del trasporto e dell’assicurazione e di nuovo le stesse spese restavano a carico dei coloni quando si trattava di trasportare i prodotti finiti dall’Inghilterra in America Nel brano, Jefferson conclude che i coloni non sono considerati uomini, ma soltanto macchine necessarie per far arricchire gli Inglesi della madrepatria.
Fino ad allora, i coloni avevano sempre pagato le tasse richieste da Londra. Però, questa volta, essi rifiutarono perché chiedevano che fosse applicato il principio della “no taxation without representation”, cioè i coloni non volevano che i rappresentanti nel Parlamento di Londra decidessero anche per loro e, per questo, chiedevano che anche i propri rappresentanti fossero ammessi a far parte del Parlamento della madrepatria. Per tradizione inglese, alla base del rapporto cittadini-Stato esisteva un patto: da un lato i cittadini erano obbligati a pagare le tasse e dall’altro lo Stato doveva assicurare ai cittadini protezione e giustizia. Nel caso delle tredici colonie, però, il governo inglese faceva venire meno il patto perché esso chiedeva tasse in più, ma non garantiva la giustizia e, pertanto, i coloni si sentivano sfruttati.
Nel 1773, il governo di Londra cedette il monopolio della vendita de tè, fino ad allora riservato agli americani, alla Compagnia inglese delle Indie. Come reazione, i coloni ostacolarono in tutti modi l’attività della Compagnia e decisero di acquistare il tè direttamente dalle colonie spagnole, senza passare dalla madrepatria.
Nel dicembre del 1773 si ebbe l’episodio , chiamato Boston Tea Party: alcuni coloni travestiti da indiani pellerossa, salirono su tre navi ancorate nel porto di Boston e gettarono in mare tutte le 342 casse di tè che esse trasportavano. Le relazioni con questa colonia erano già molto tese da alcuni anni, soprattutto dal 1770 quando l’esercito inglese aveva sparato sulla folla che stava protestando contro le tasse.
Il re Giorgio III rispose con violenza all’episodio del Boston Tea Party: inviò l’esercito perché occupasse Boston e la colonia fu privata dell’autonomia amministrativa. I coloni reagirono con le armi e si arrivò ad uno scontro diretto.
Nel 1775, i rappresentanti delle 13 colonie si riunirono a Filadelfia, in un Congresso (=Parlamento) per dichiarare l’indipendenza dall’Inghilterra. Del Congresso facevano parte anche Thomas Jefferson e Benjamin Franklin, due sostenitori dell’Illuminismo francese. La Dichiarazione di Indipendenza costituisce il primo atto di fondazione degli Stati Uniti e si base sul principio di uguaglianza fra tutti gli uomini e sulla libertà.
In essa si afferma che fra chi governa ed i cittadini esiste un patto che ha lo scopo di condurre il popolo verso la felicità ed il benessere. Nel caso in cui si verifichino abusi ed ingiustizie o se il governo diventa dispotico, allora i cittadini hanno il diritto ed il dovere di ribellarsi. Il Congresso decise anche di dotarsi di un esercito a capo del quale fu posto George Washington.
La Dichiarazione d’indipendenza dalla Gran Bretagna fu proclamata il 14 luglio 1776. Essa affermava i principi illuministi in base ai quali l’uomo ha diritto alla liberà, alla felicità e ad opporsi al governo se quest’ultimo non rispetta questi diritti del cittadino. Per tale motivo la Dichiarazione non è soltanto una semplice posizione di un gruppo di coloni che si ribellano a delle tasse ingiuste; la Dichiarazione costituisce soprattutto la base ideale su cui si è fondata la Rivoluzione americana perché si ispira a dei concetti molto moderni, nati dall’Illuminismo francese.
Tuttavia dalla Rivoluzione americana rimasero escluse alcune classi sociali quali:
• i cittadini più poveri che continuavano a non avere alcun diritto di voto (a loro era riservata soltanto la libertà religiosa)
• gli schiavi che lavoravano nelle piantagioni delle colonie del sud
Nonostante questi due limiti, la Dichiarazione d’indipendenza costituisce la base di molti movimenti democratici che seguiranno la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino
La Gran Bretagna reagì alla Dichiarazione d’indipendenza inviando un numeroso esercito. Quello delle colonie era organizzato peggio e non armato nei migliori dei modi. Nonostante questo, l’esercito delle colonie riusciva a muoversi meglio nei grandi spazi dell’America del nord e per questo Washington riuscì a sconfiggere le truppe inglesi a Saratoga (1777). Successivamente, Washington adottò una tattica militare diversa: non affrontare direttamente l’esercito nemico, ma fare in modo che la guerra durasse a lungo per potere così logorare gli Inglesi, per i quali la lotta contro le colonie cominciava ad avere costi troppo elevati perché si combatteva lontano dall’Europa.
Le colonie riuscirono anche ad avere l’appoggio di alcune potenze europee; infatti,
• la Francia mandò in America un esercito ed una flotta
• la Spagna si schierò a fianco degli Americani.
Grazie all’aiuto francese, nel 1781, le colonie sconfissero gli Inglesi a Yorktown. La Gran Bretagna fu così costretta a firmare in Trattato di Parigi (1783). Con questo trattato, la Gran Bretagna riconosceva l’indipendenza delle tredici colonie americane, la Francia otteneva alcune isole delle Antille ed il Senegal in Africa, mentre la Spagna riprendeva la Florida che aveva perso durante la guerra.
Nel 1781, gli Stati Uniti si dettero una Costituzione, cioè una legge generale che prevedeva una Repubblica e dei diritti che non erano concessi dall’alto, ma che appartenevano per natura a tutti i cittadini, riconosciuti in base al principio della ragione. In pratica, si trattava dell’applicazione degli Illuministi francesi secondo cui il popolo è più importante dello Stato In base a questa costituzione, il presidente degli Stati Uniti era unico per tutti, ma ogni stato manteneva una propria autonomia e tutti formavano una confederazione.
Tuttavia, ciò rischiava che gli Stati Uniti diventassero deboli e che l’unità venisse a mancare. Per questo, nel 1787, fu votata una nuova Costituzione che trasformava la Confederazione in Federazione che permetteva di creare uno stato molto più unitario.
Com’era organizzato il nuovo stato federale?
• Ogni stato federato era autonomo nell’amministrazione della giustizia, nella redazione del bilancio, nella riscossione delle tasse e nell’organizzazione di un proprio esercito (Guardia nazionale)
• Il Governo centrale emetteva la carta moneta, si occupava della politica estera e di organizzare l’esercito
• Il Congresso (= Parlamento federale) votava le leggi che interessavano tutti gli stati federati e si riuniva a Washington
• La Corte Suprema federale aveva il compito di controllare che nessun stato federato violasse la Costituzione. Era formata da giudici nominati dal Presidente.
Per garantire la libertà, fu applicata la separazione dei poteri, come indicato da Montesquieu:
• il potere esecutivo spettava al Presidente e ai ministri che venivano nominati da lui
• il potere legislativo spettava al Congresso, diviso in Senato e Camera, i cui componenti venivano eletti da ogni Stato federato
• il potere giudiziario spettava ai giudici eletti da ogni Stato
La Costituzione fu ratificata nel 1788 dalle assemblee dei singoli stati federali : era la prima volta nella storia che uno Stato nasceva per volontà del popolo. Il primo presidente fu George Washington.
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