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Cause e sviluppi della rivoluzione americana


Fino al 1760 non ci furono conflitti con la madrepatria, perché i coloni si trovavano bene nella loro condizione, in quanto vedevano in questa una madre protettrice nei confronti delle altre potenze e avevano la visione del nemico come comune alla madrepatria e a loro. La situazione cambiò dopo la guerra dei sette anni, che ebbe per oggetto anche le colonie, che parteciparono allo scontro fornendo delle truppe : questo conflitto rappresentò il culmine dell’unione tra madrepatria e colonie, e l’Inghilterra ne uscì vittoriosa come potenza coloniale, ottenendo la Florida e il Canada e la parte costiera dell’India, che venne usata come punto d’appoggio per i commerci dunque non per sfruttamento come le altre.
In seguito allo sforzo bellico, l’America cominciò a pretendere qualcosa. Cominciò a serpeggiare l’idea che dovesse esserci un equilibrio tra tassazione e rappresentanza in parlamento (che varava, =far stampare o pubblicare, le tasse), e uno dei loro motti diventò “No taxation without representation” .
La situazione venne esacerbata (=esasperata) nel 1764 con la Sugar Act, la tassa sullo zucchero, e nel 1765 con la Stamp Act, tassa sul bollo (che doveva essere posto, come oggi, su tutti gli atti pubblici).
Le due tasse vennero particolarmente mal viste dai coloni, e furono le prime contestate dato che riguardavano soprattutto loro in quanto le grandi piantagioni di zucchero si trovavano in America.
Il primo segnale di malcontento dell’America si concretizzò nel boicottamento delle merci inglesi, ossia nel fatto che smisero di approvvigionarsi delle merci provenienti dall’Inghilterra, rimandandole indietro, e si sostennero attraverso scambi interni l’una con l’altra : questo dimostrò che potevano anche sopravvivere senza l’aiuto dell’Inghilterra (mentre non era scontato il contrario).
Questo segnale non venne colto però dall’Inghilterra che nel 1773 emanò un provvedimento con cui diede alla Compagnia delle Indie Orientali il monopolio del commercio del the in America (tea act)
Boston era sempre al centro dell’attenzione, in quanto era il luogo in cui arrivavano le navi inglesi ed era una delle città più ambite; qui avvenne nel 1770 uno scontro armato tra alcuni bostoniani e le truppe inglesi, che come tutti gli scontri tra polizia e riottosi, è controverso per le cause, e nel 1773 il Boston Tea Party.
Questo evento viene così chiamato perché, quando arrivò un carico di the dall’Inghilterra, gli americani decisero di rovesciarlo tutto in mare vestiti da nativi.
Poiché esasperati dato lo scarso ascolto della madrepatria, le 13 colonie decisero, nel 1774, di inviare dei rappresentati a Philadelphia per definire un piano comune contro questa in quello che verrà ricordato come il Congresso di Philadelphia. Nel 1775 ci fu un secondo congresso e venne fatto un ulteriore passo avanti che rendeva le intenzioni bellicose sempre meno celate, la fondazione della Continental Army (=esercito continentale) con a capo Washington.
E’ singolare come le colonie siano arrivate a questo punto poiché inizialmente volevano solamente una maggiore autonomia economica: senza dubbio se gli inglesi avessero pensato alle conseguenze che il loro comportamento poteva avere, gliela avrebbero concessa.
Nel 1776 la situazione arrivò al culmine e con la Dichiarazione d’Indipendenza decisero di dichiararsi uno stato indipendente. Questo testo è molto breve ma declama i principi fondamentali che ancora oggi rappresentano i principi fondamentali della costituzione americana, ossia la libertà, il diritto alla felicità e di poter vivere la propria vita secondo le proprie volontà e aspirazioni indipendentemente dalle proprie origini: ciò rende gli USA diversi da tutte le altre potenze in quanto i suoi abitanti avevano una mentalità più aperta non avendo una storia alle spalle come, ad esempio, l’Inghilterra che è una delle monarchie più antiche in assoluto. Questo fatto ovviamente gli dava poca credibilità rispetto all’Europa, agli occhi della quale gli americani si sono configurati per lungo tempo come dei sempliciotti delle nuove terre, e che li sottovalutò anche quando scoppiò la guerra. Infatti l’opinione pubblica li derideva, essendo convinta di sconfiggerli in quanto l’Inghilterra era la maggiore potenza bellica (35000 uomini vennero mandati per combattere contro i 10000 della continental army) e coloniale (7 anni) del momento.
All’inizio lo scontro era ovviamente favorevole all’UK, tuttavia:
gli europei simpatizzarono per i coloni, soprattutto la Francia che inviò degli aiuti economici e militari, poiché mandò da loro La Fayette, uno dei capi militari più importanti di Francia, che ordinò l’esercito americano
il generale Washington ebbe una brillante intuizione, infatti capì che in uno scontro sullo stile di quelli del ‘700, in cui contava la potenza bellica, l’America non avrebbe avuto possibilità. Così decise di agire tramite azioni subdole, guerriglia, per stancare e logorare l’esercito nemico con incursioni notturne e tagli ai rifornimenti. In Europa una strategia del genere non era mai stata adottata perché veniva rispettata un’etica risalente alla cavalleria militare e azioni simili non venivano affatto viste di buon occhio. In questo è possibile identificare un grande pragmatismo (=atteggiamento mentale e comportamento di chi privilegia la pratica e la concretezza rispetto alla teoria, agli schemi astratti e ai principi ideali) degli americani, che dovevano vincere ad ogni costo senza pensare ai mezzi (Machiavelli).

Nel 1777 per la prima volta l’esercito americano sconfisse quello inglese nella battaglia di Saratoga, a questa seguirono vari conflitti con vittorie alternate con vantaggio americano fino alla Resa di Oak Town del 1781, quando gli inglesi si arresero e riconobbero l’indipendenza. La pace venne firmata alla reggia di Versailles, dove vennero sancite anche quelle delle guerre mondiali, poiché la struttura vastissima era in grado di ospitare tutti per lungo tempo, dato che la stipulazione dei trattati è un processo lungo.
Le trattative iniziarono nel 1782 e nel 1783 venne apposta la firma delle potenze.
Conseguenze: l’Inghilterra riconobbe l’indipendenza delle 13 colonie ma mantenne il Canada (prima francese, che non faceva parte delle 13); inoltre fece delle concessioni restituendo Tobago, nei Caraibi, e il Senegal alla Francia e la Florida e Minorca (7 anni) alla Spagna, che a un certo punto patteggiò anche lei per l’America.

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