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La riscoperta dei classici

L'esaltazione dell'uomo e della natura era già presente nella cultura antica, in particolare nei classici latini. Nel I secolo a.C. Cicerone aveva delineato compiutamente un ideale di uomo virtuoso, che si perfeziona attraverso lo studio e la cultura. Nel Quattrocento gli intellettuali ritrovarono negli autori latini una visione della realtà simile alla loro: per questo i classici divennero un modello di vita da seguire e da imitare. Anche i medievali riconoscevano il valore dei classici, ma ne davano una lettera allegorica: nei testi antichi, infatti, venivano cercati significati nascosti che facevano riferimento al disegno provvidenziale di Dio. Ora, invece, si cercava di cogliere il loro autentico significato.
Ne veniva così data una lettura storica, che collocava gli antichi nel contesto dell'epoca in cui erano vissuti. Per leggere correttamente i loro testi era poi necessario studiarne la lingua. Per questo nel Quattrocento nacque una nuova disciplina, la filologia, la scienza della parola. I rappresentante più significativo della filologia fu Lorenzo Valla (1407-1457), autore del celebre discorso La falsa donazione di Costantino ingiustamente considerata vera (1440). In esso Valla dimostrò - portando prove storiche e linguistiche - la falsità del testo con cui Costantino cedeva a papa Silvestro una parte dell'Impero romano d'Occidente. Fu un duro colpo per la Chiesa, perché su tale documento i papi del Medioevo avevano basato la loro aspirazione a estendere il dominio territoriale pontificio.

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