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La situazione in Inghilterra durante il periodo delle riforme in Europa

Consideriamo la situazione dell'Inghilterra nel periodo delle riforme in Europa, quindi nel Settecento. L'Inghilterra, che presentava un panorama politico del tutto anomalo rispetto all'epoca, dato che in quel paese, in seguito alle rivoluzioni della seconda metà del Seicento, era nata una monarchia costituzionale (ovvero in cui il re deve attenersi a quanto prescritto in una carta costituzionale e rispondere al parlamento dei suoi atti), fondata su un ruolo crescente del parlamento nel limitare l'autorità del sovrano.
Nel parlamento stesso la camera dei lords, formata dai pari (i grandi aristocratici) del regno, aveva assunto importanza sempre minore rispetto alla camera dei comuni, eletta ogni sette anni, espressione della media proprietà terriera e della borghesia commerciale. Nonostante la forte corruzione e gli aspri scontri fra i due raggruppamenti che dominavano la vita politica - il partito tory, rappresentante dei gruppi politici fedeli alla monarchia, e il partito whig, espressione della borghesia - il sistema inglese rappresentava per i riformatori del continente un modello da imitare: l'equilibrio tra monarchia e parlamento, la garanzia delle libertà individuali, l'assenza di vincoli all'attività economica, la tolleranza religiosa, erano gli aspetti che più colpivano i contemporanei. Piuttosto, la società inglese incominciava a porsi problemi che nell'Europa continentale sarebbero comparsi solo molto più tardi, come quello dell'estensione del diritto di voto, allora limitato a una cerchia ristrettissima di possidenti, rivendicata dall'opinione pubblica più radicale.

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