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CONTRORIFORMA

Gli sconvolgimenti religiosi verificatisi in Germania e la diffusione del protestantesimo in molti Stati europei obbligarono la Chiesa cattolica a intervenire con una serie di provvedimenti di carattere teologico e organizzativo. La reazione contro il protestantesimo attuata tra il 1550 e il 1650 prende il nome di Controriforma. Accanto al termine “Controriforma” appare anche l’espressione “Riforma cattolica” per sottolineare il rinnovamento del mondo cattolico, operato attraverso nuove pratiche di fede e nuove opere sociali in risposta alla Riforma protestante. La riforma protestante fu una grande sfida per la Chiesa di Roma costretta non solo a trovare nuove energie e risorse ma anche a ripensare profondamente i propri ordinamenti. Per risolvere la situazione era necessario convocare un concilio ecumenico, ovvero un’assemblea di tutti i vescovi del mondo, che fu aperto da papa Paolo III il 13 dicembre 1545 a Trento, città dell’Impero germanico e quindi vicina al mondo protestante. La città di Trento fu scelta nel tentativo di una riconciliazione con i protestanti che però non avvenne. I lavori del concilio durarono circa un ventennio, si chiusero infatti alla fine del 1563 sotto il papato di Pio IV che ne approvò i decreti che riguardavano gli aspetti dottrinali e quelli organizzativi della vita della Chiesa. Sul piano dottrinale il Concilio di Trento volle riaffermare integralmente tutte le tesi del cattolicesimo contrastate dai protestanti:

1) accanto all’autorità delle Sacre scritture il concilio riconfermò la validità della tradizione ecclesiastica, ossia di quanto affermato nel corso dei secoli dai papi, dai concili e dai sinodi;
2) La tesi luterana del “sacerdozio universale” secondo la quale ogni individuo è sacerdote di sé stesso e pertanto deve interpretare la Bibbia da solo senza mediazione di sacerdoti viene eliminata. Per quanto riguarda le tesi protestanti della sola autorità delle Sacre scritture e del “sacerdozio universale”, il concilio ricordò che Dio aveva assegnato alla Chiesa il compito della corretta interpretazione delle Sacre scritture come ricordato nel vangelo di Giovanni quando Gesù, dopo la resurrezione, dice a Pietro: “Abbi cura delle mie pecore”; si riafferma così il primato di Pietro, ovvero del papa, sui fedeli che devono essere guidati; la Chiesa, prolungamento dell’azione di Cristo, è custode e interprete della parola di Dio, contenuta nella Bibbia, anzi, la parola di Dio si mantiene viva proprio grazie all’insegnamento della Chiesa;
3) Contro la dottrina protestante della “giustificazione”, ossia della salvezza per sola fede fu riaffermato il principio secondo cui la salvezza si ottiene in virtù delle opere buone; 4) Si ribadì il valore di tutti i sacramenti(battesimo, confessione, eucarestia, cresima, matrimonio, ordine sacerdotale, estrema unzione), da intendersi come effettivi strumenti della grazia divina; fra i sacramenti si sottolineò l’importanza dell’ordine sacerdotale in contrapposizione alla dottrina luterana del “sacerdozio universale”: a proposito si ricordò il passo del vangelo di Luca in cui Gesù, durante l’ultima cena, dice agli apostoli: “Fate questo in memoria di me”; 5) Si ribadì l’importanza del celibato ecclesiastico perché il religioso deve essere soltanto al servizio della comunità in cui è inserito, in fedeltà a quanto sostenuto da san Paolo che sostiene che l’uomo e la donna non sposati si dedicano meglio alle cose del Signore; 6) La dottrina protestante della predestinazione, secondo la quale solo ad alcuni predestinati è riservata la via della salvezza ultraterrena, viene condannata poiché il concilio difese l’universalità della redenzione di Cristo e la possibilità della grazia divina per tutti gli uomini; furono ricordate a proposito le parole di san Paolo nella prima lettera a Timoteo: “Dio vuole che tutti gli uomini arrivino alla salvezza e alla conoscenza della verità”; 7) Fu riconfermato il primato del papa su tutta la Chiesa: si ricordò a proposito il passo del vangelo di Matteo in cui Gesù rivolto a Simone dice: “Tu sei Pietro e su di te, come su una pietra, io edificherò la mia Chiesa… Io ti darò le chiavi del regno di Dio: tutto ciò che tu sulla terra proibirai, sarà proibito anche nei cieli; tutto ciò che tu permetterai sulla terra, sarà permesso anche nei cieli”; 8) Il concilio confermò l’importanza della venerazione dei santi, ritenuti esempi da imitare, e la validità della dottrina delle indulgenze; conservò inoltre il latino come lingua universale della Chiesa.
Sul piano organizzativo: A) il Concilio di Trento impose ai vescovi e ai parroci l’obbligo di residenza nelle località in cui erano stati assegnati; in particolare i vescovi vennero esortati a visitare annualmente le parrocchie della loro diocesi in modo da vigilare sulla fedeltà delle comunità cristiane alla Chiesa cattolica, sulla qualità della predicazione e sulla moralità di vita di sacerdoti e monaci. Sacerdoti e monaci furono sottoposti così all’autorità del vescovo o del cardinale titolare della diocesi e questi all’autorità del papa; B) Si stabilì di istituire un seminario in ogni diocesi dove i futuri religiosi avrebbero dovuto formarsi ponendo fine all’ignoranza teologica; C) Fu costituita una commissione che redasse il Catechismo romano contenente in forma semplice la dottrina cattolica; D) Si raccomandò ai sacerdoti la predicazione e l’istruzione ai fedeli; E) Fu moralizzata la vita religiosa ribadendo la condanna della Chiesa per tutti i fenomeni di malcostume ritenuti motivi di scandalo e furono imposti scrupolo e decoro nell’esercizio del culto; F) Fu vietato il cumulo delle cariche ecclesiastiche. Il Concilio di Trento ricondusse la Chiesa cattolica al suo principale compito: la cura delle anime. La caratteristica principale della Chiesa post-concilio fu la progressiva affermazione della centralità del papato. Questo accentramento serviva ad affrontare meglio il protestantesimo e a piegare le resistenze all’attuazione dei decreti conciliari opposte da gruppi ecclesiastici interessati al mantenimento di privilegi. Nel campo della cultura dopo essere stata per secoli la massima promotrice dello sviluppo culturale ed artistico, la Chiesa assunse un atteggiamento di chiusura e di diffidenza. Con papa Paolo III, l’inquisizione venne potenziata e trasformata nella Santa Romana Inquisizione(1542), chiamata poi Sant’Uffizio; con papa Paolo IV fu compilato invece l’Indice dei libri proibiti(1559): un elenco,continuamente aggiornato, di opere definite “eretiche”, di cui venivano vietati la vendita, il possesso e la lettura con l’obiettivo di togliere dalla circolazione libri eretici o sospetti di eresia.

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