Mongo95 di Mongo95
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Si tratta di un caso particolare. Fino a trenta/quaranta anni fa, la sua realtà era denominata come “stato parlamentare”, perché appunto era presente un parlamento. Però si tratta di una realtà nazionale in cui a questo stesso termine corrispondono nel tempo, realtà molto diverse. Infatti il passaggio tra assoluto e costituzionale non è affatto chiaro, ma a volte confuso. Per esempio, l’Inghilterra di Tudor e Stuart è considerabile come stato parlamentare, perché effettivamente un parlamento c’era, anche se erano diversi gli intenti e le possibilità rappresentative.
Ancora oggi, l’Inghilterra, sebbene compiutamente parlamentare, ha una singola personalità più importante che è il premier. Però il governo deriva direttamente dal parlamento, non è nominato dal re, se non formalmente prendendo atto del responso delle elezioni. Il premier è il capo del partito più importante, che come tale ha costituito il suo Governo, cioè la maggioranza parlamentare.

Il parlamento è un’istituzione che è prevista e organizzata dalla Costituzione. Ma l’Inghilterra non possiede nessuna Carta che dà origine a questi poteri e regola i loro rapporti. Quindi, che cosa ha concettivizzato il passaggio da stato assoluto a costituzionale, che comunque è avvenuto? Il parlamento stesso non può essere un criterio discriminante, dato che esisteva anche nel Medioevo. Bisogna invece stabilire cosa esso può fare, fino a che punto riesce imporre il suo parere e discutere alla pari con il re. Quindi il passaggio avviene quando il monarca si rende conto che per poter far uso delle risorse del Paese deve dare delle contropartite, perché chi siede in parlamento non si accontenta più di fare quello che gli ordina, ma vuole interferire con le sue decisioni, che non rispecchiano gli interessi della generalità. Questo passaggio viene solitamente posto nella Gloriosa rivoluzione del 1688-89, quando il re comprende una volta per tutte che deve tenere conto della volontà rappresentata in Parlamento per fare la sua politica. Tutto ciò avviene in assenza di una Costituzione scritta, quindi collegandosi a consuetudini o convenzioni.

La denominazione stessa di Inghilterra è complessa. Esistono teorie che vedono un progressivo ingrandirsi del Regno di Inghilterra, a partire da Enrico IV, come un processo di espansione che va per successive conquiste. Oggi si fa largo l’idea di valorizzare questo processo come realtà di espressione di una monarchia composita, uno stato composto, con all’inizio componenti diverse all’interno di uno stesso regno, che anche dopo l’inglobamento mantengono differenze e valore nella realtà dello Stato. si hanno diversi passaggi:
A. 1532 – Inglobamento del Galles; Regno d’Inghilterra
B. 1603 – Muore Elisabetta. Già in precedenza era morta la sorellastra Mary, figlia di Caterina d’Aragona, lasciando un figlio Giacomo VI re di Scozia. È lui l’erede più vicino, quindi sale anche sul trono d’Inghilterra come Giacomo I. Regno di Scozia e Regno di Inghilterra sotto un medesimo re, ma in unione personale, data l’esistenza di diversi parlamenti  Regno di Gran Bretagna

C. 1701 – Act of Settlement, che segna l’unificazione dei due parlamenti, nel solo Parlamento di Westminster --> Regno Unito di Gran Bretagna
D. 1800 – Anche l’Irlanda viene annessa --> Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
E. 1922 – Secessione, con l’Irlanda del Nord che resta nel regno --> Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord.

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