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Elisabetta I

Elisabetta, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena, ripristina il protestantesimo, poiché è stato dimostrato che il cattolicesimo è un grosso pericolo per l’Inghilterra, in quanto le fa perdere sovranità nei confronti del papa e degli Stati cattolici. La regina d'Inghilterra deve difendersi dalle mire espansionistiche di Filippo II che , da buon cattolico, avrebbe l’occasione di contestare l’ascesa al trono di Elisabetta in quanto figlia di scomunicati nata per di più da un matrimonio non valido per il papa. Il sovrano spagnolo, però, si guarda bene dal farlo poiché la successiva erede al trono sarebbe stata Maria Stuart, moglie di Francesco II, re di Francia, e per questo nemico spagnolo. Perciò contestare la successione al trono di Elisabetta avrebbe significato consegnare l’Inghilterra in mano alla Francia. Così, valendosi di queste strategie dinastiche, Elisabetta può mantenere il potere; lei regna ben voluta dalla maggior parte del popolo che, pur non accettando completamente la Chiesa anglicana, rifiuta in modo deciso il cattolicesimo.
Pur non essendo una fanatica religiosa, educata al protestantesimo, ripristina una Chiesa anglicana su base protestante e calvinista e attraverso la Legge di supremazia vi si pone a capo, mentre con l’Atto di uniformità ripristina il Book of common prayer. Inoltre con i 39 articoli del 1571 ribadisce la scelta calvinista, pur mantenendo una struttura episcopale. Per questo si scontri con quella parte di sostenitori del calvinismo puro, detti appunto Puritani, che non sopportano una Chiesa sottomessa allo Stato e vivono la religione come qualcosa di personale ed interiore. Tuttavia a Elisabetta interessa la pace in seno al Paese, perciò agisce moderatamente e perseguita solo coloro che intendono scontrarsi contro il suo potere, tollerando che siano presenti sotto il suo regno confessioni cattoliche, calviniste e altro, purché non si espongano pubblicamente.
Si diffondono nonostante ciò i pouissivant, ossia spie e informatori che indicano gli eretici a fini personali, poiché alla fine dietro la condanna ad eresia vi è la confisca dei beni. Dal punto di vista economico la corona inglese non detiene capacità di imposizione fiscale poiché affiancata da un forte Parlamento, così Elisabetta dà sempre più risalto alla monarchia attirando i nobili a corte; la sovrana sviluppa inoltre i commerci, poiché capisce che questa è la vocazione dell’isola. Infatti nel periodo precedente l’Inghilterra subì il dominio commerciale delle navi genovesi, veneziane o della lega anseatica, ma col passare del tempo, grazie anche all’esportazione di panni, e non più solo di lana grezza, acquisisce una propria autonomia. L’industria tessile si potenziò, facendo concorrenza alla produzione europea ad alto costo, come anche l’industria mineraria. Inoltre a partire dagli anni Ottanta gli esuli francesi che in seguito alle guerre di religione emigravano, crearono in Inghilterra nuove industrie. Negli anni 30 la prima compagnia di avventurieri, i Merchant adventures, promosse i contatti commerciali con i porti dell’Africa settentrionale, poi con Elisabetta viene istituita la compagnia della Moscovia, che si occupa di entrare nei traffici del Baltico e nel 1600 quella delle Indie orientali. Il commercio inglese si estende poi verso l’Atlantico con la tratta degli schiavi e successivamente secondo l’azione di lotta implicita nei confronti delle navi spagnole da parte dei pirati Francis Drake, John Hawkins e Walter Raleigh.

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