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Filippo II - politica economica

A partire dal 1560 cominciarono ad affluire in Spagna grosse quantità d'oro e d'argento dalle colonie americane che avrebbero potuto assicurare al Paese un benessere duraturo e promuoverne lo sviluppo economico. Tuttavia era tipico della mentalità castigliana il principio di non doversi dedicare ad attività economiche, ma solo alla guerra e al governo, così con questi materiali si finanziarono gli impegni e la vita lussuosa della nobiltà spagnola che, priva di qualsiasi impegno attivo, era anzi orgogliosa di avere alle dipendenze artigiani e commercianti di tutta Europa; si diceva infatti che tutti servivano la Spagna, ma la Spagna non serviva nessuno.
La Spagna perciò non si dedicò allo sviluppo economico interno: il settore manifatturiero e commerciale erano a livelli bassi e l’agricoltura non provvedeva al sostentamento della popolazione iberica; finché sarebbe riuscita a pagare i servizi con la moneta coniata dalla materia proveniente dalle Americhe non si sarebbe resa conto che, terminato questo afflusso si sarebbe ritrovata povera, quindi sarebbe andata incontro a un periodo di decadenza. In primo luogo la Spagna subì un forte aumento dei prezzi, poiché all’incremento della domanda, dovuto dalla maggiore disponibilità di metalli, non corrispondeva un adeguato incremento dell’offerta che l’apparato produttivo spagnolo non era in grado di assicurare; così la domanda si riversò sui mercati esteri. La Spagna si ritrovava così via via povera, fungendo da ponte per far passare l’oro e argento negli altri regni. Il benessere, infatti, che avrebbe potuto crearsi per sè, fu raggiunto dagli altri Stati, mentre il sovrano spagnolo dovette dichiarare ben tre volte la bancarotta.

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