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La nascita degli Stati Uniti


La vita degli Stati Uniti iniziò all’insegna delle tensioni. Tra i vari motivi di contrasto vi era la questione di come organizzare il nuovo stato, che vide contrapporsi i repubblicani “antifederalisti” (guidati da Thomas Jefferson) e i “federalisti”, favorevoli a una soluzione centralista capace di fortificare il nuovo stato e di favorirne lo sviluppo industriale. Alla fine prevalse la linea federalista, sostenuta da Washington e da Franklin: venne così varata una Costituzione federale, cui fece seguito l’elezione del primo presidente, George Washington, che pose la capitale a Filadelfia. La Costituzione degli Stati Uniti decretava i diritti civili promossi dall’illuminismo e adottava il principio della separazione dei poteri legislativo, esecutivo, giudiziario. I principi della nuova democrazia americana non si estesero però agli schiavi neri impiegati nelle piantagioni e agli indiani pellerossa, che vennero sterminati per occuparne i territori. Inoltre i diritti politici non riguardavano le donne, restando prerogative maschili. L’aumento della popolazione e lo sviluppo della produzione industriale determinarono il fenomeno dell’urbanesimo (rapido e massiccio popolamento delle città). Per contenere la crescente massa di popolazione, le città dovettero affrontare diversi problemi: l’aumento delle case d’abitazione con la conseguente ristrutturazione dell’assetto urbano; l’approvvigionamento delle derrate alimentari (non sempre fornite a sufficienza dalle campagne circostanti); il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, che divennero pessime nei sovraffollati quartieri destinati alla classe operaia (proletariato urbano). Un’altra conseguenza dell’industrializzazione fu la crescente distinzione tra la ricca borghesia capitalistica e il proletariato urbano, le cui condizioni di vita erano durissime: giornata lavorativa di quattordici ore, salario appena sufficiente alla sussistenza di una persona, perdita di lavoro in caso di malattia o di chiusura della fabbrica, aumento del lavoro minorile e femminile. Tale situazione fu aggravata dal liberismo che, in nome della libera concorrenza e della legge di mercato, intendeva impedire qualsiasi intervento dello Stato, volto a migliorare le condizioni dei lavoratori, considerati semplice “merce” in balia degli interessi degli imprenditori. Ben presto perciò, si manifestarono le avvisaglie di profondi conflitti sociali tra gli interessi dei capitalisti e quelli dei lavoratori, che sarebbero poi esplosi nel secolo successivo.
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