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Il massacro del 24 agosto 1572 o notte di S.Bartolomeo

Fin dal 1572, per arrivare ad una conciliazione fra ugonotti e cattolici, Caterina dei Medici, regina di Francia, aveva pensato di dare in sposa la figlia Margherita di Valois ad Enrico di Navarra, notoriamente di religione protestante. Tuttavia questo progetto sembrava essere minacciato da due capi del partito protestante: l’ammiraglio di Coligny, molto influente in seno al Consiglio del re, e la regina di Navarra, Giovanna d’Albret, madre dello sposo.
Nell’aprile del 1572, Coligny convince Carlo IX ad aiutare i protestanti dei Paesi Bassi che stavano combattendo sia per mare che per terra contro gli Spagnoli. Caterina disapprova tale mossa perché fatalmente essa condurrà ad un conflitto contro la Spagna, già perduto in anticipo. Anche se la morte di Giovanna d’Albret, avvenuta nel giugno dello stesso anno, elimina un ostacolo al previsto matrimonio, Coligny insiste nella sua azione, inviando nuovamente dei soldati ugonotti in aiuto degli Olandesi. Questa volta, l’intervento è un fallimento, ma sebbene la regina costringa il figlio Carlo X a sconfessare l’accaduto, niente ferma Coligny il quale continua nell’arruolamento a tal punto che sembra che molti gentiluomini protestanti convenuti a Parigi per il matrimonio di Margherita con Enrico di Navarra, dopo la cerimonia, partiranno alla volta dei Paesi-Bassi per continuare la guerra.
Ecco il progetto di Caterina per vendicarsi di Coligny, unico responsabile della situazione: essa si rivolge ai Guisa, nemici spietati del Coligny dopo l’assassinio del duca Francesco avvenuto nel 1563 e soprattutto alla vedova Anna d’Este diventano lo strumento di una vendetta di Stato. Coligny sarà assassinato dopo il matrimonio di Enrico di Navarra con Margherita di Valois. Le nozze si tengono il 18 agosto e la cerimonia si svolge su di una pedana innalzata sul sagrato di Notre-Dame perché lo sposo si rifiuta di entrare in una chiesa cattolica. Margherita si piega alla volontà della madre e l’atmosfera che regna il giorno del matrimonio è molto pesante. Lo stesso popolo parigino è irritato dal comportamento dei protestanti convenuti a Parigi per l’occasione e che passano il tempo festeggiando, mentre ovunque imperversa la carestia e la povertà. È previsto che Coligny sia assassinato il venerdì 22 agosto verso le 11:00; tuttavia, l’attentato fallisce e Coligny è solo colpito ad un dito e ad braccio. Il re Carlo IX accorre immediatamente al capezzale del ferito e gli promette di vendicarlo. Un’apposita inchiesta messa in piedi immediatamente scopre che i responsabili sono i Guisa dappertutto si teme la vendetta degli ugonotti e alcun i sospetti cadono anche sulla regina. Caterina, allora prende in mano l’iniziativa perché vuole eliminare non solo Coligny ma anche tutti i capi protestanti. Uno dei principali uomini di fiducia della regina, Albert de Gondi, riesce a convincere il re Carlo IX che l’attentato contro Coligny è stato organizzato dagli ugonotti stessi per provocare disordini ed impadronirsi del potere. Convinto il re, i Guiisa e le Guardie del Re formano una squadra di assassini e la sera del 23 agosto Caterina pensa di gestire la situazione, ma non ha fatto i conti con l’effervescenza dei cattolici parigini. Infatti la notte fra il 23 ed il 24 agosto il previsto assassinio di alcuni capi protestanti si trasforma in un massacro disordinato di alcune migliaia di ugonotti. Enrico di Guisa con i suoi uomini fanno irruzione nel palazzo di Coligny che viene pugnalato ed il corpo viene gettato dalla finestra. Il popolo si impadronisce del cadavere, lo trascina nel fango, lo getta nella Senna, lo ripesca e alla fine, lo appende ad un patibolo. La propaganda protestante rende la regina responsabile del massacro; in realtà, Caterina non lascia il Louvre durante il massacro anche se, all’interno del palazzo, molti nobili protestanti vengono assassinati sistematicamente, ad eccezione del re di Navarra e del principe di Condé. All’annuncio del massacro, le potenze cattoliche gioiscono: a Roma, il papa Gregorio XIII fa cantare un Te Deum e proclama un giubileo, a Madrid, Filippo II fa anch’esso cantare un Te Deum e Caterina ne approfitta per riavvicinarsi alla Spagna. La delusione dei protestanti è generale. Fa eccezione Elisabetta I.a d’ Inghilterra che ammette senza difficoltà in una cospirazione ugonotta, forse per cinismo. Addirittura essa accetta di fare da madrina alla figlia del re Carlo IX e di Elisabetta d’Austria, nata appena due mesi dopo il massacro della notte di San Bartolomeo.
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