Video appunto: Massacro del clan scozzese dei MacDonald a Glencoe

Massacro del clan scozzese dei MacDonald a Glencoe



Dietro il massacro di Glencoe, che a prima vista può apparire come un fatto causato dall’odio sempre esistito fra clan rivali scozzesi, in realtà si nascondono complesse ed oscure vicende di politica interna della Gran Bretagna.

Siamo nel XVII secolo. La maggior parte dei clans scozzesi delle Highlands aveva sostenuto l’avvento al trono di Giacomo II, anziché quello di Guglielmo d’Orange. I Giacobiti scozzesi (venivano chiamati così i sostenitori di Giacomo II) furono definitivamente sconfitti nella battaglia di Cromdale il 1º maggio 1690. Due mesi dopo, Giacomo II d'Inghilterra veniva battuto il 1º luglio 1690 nella battaglia del Boyne in Irlanda. Guglielmo, divenuto ormai re d’Inghilterra offrì a tutti i clan delle Highlands un perdono generale per aver preso parte alle rivolte. In cambio, chiese loro che fosse fatto giuramento di fedeltà; chiunque avesse rifiutato, sarebbe stato vittima di rappresaglie. I capiclan delle Highlands chiesero, allora, il permesso di fare quel giuramento al re Giacomo, che era in esilio in Francia. Inizialmente, Giacomo tergiversò un po’ perché sperava ancora di riprendere il trono poi, alla fine, permise ai sudditi scozzesi che gli erano rimasti fedeli, di prestare il giuramento. Alcuni dei capiclan accettarono di giurare, ma altri si rifiutarono. Fra questi c’era Alastair Maclain, capo clan dei Macdonald di Glencoe, che alla fine accettò, sebbene con riluttanza e oltre il termine stabilito da Guglielmo I. Alcuni elementi all'interno dell'amministrazione reale pensarono di sfruttare l'accaduto per organizzare una rappresaglia contro i MacDonald. Nella successiva inchiesta fu scoperto che era stato il segretario di Stato scozzese John Dalrymple, fieramente schierato dalla parte di Guglielmo I, a dar l’ordine al clan Campbell di massacrare i MacDonald.

Questi sono i fatti. Nelle prime ore del mattino del 13 febbraio del 1692, il reggimento inglese comandato dal conte Argyll, ospitato da già da due settimane nella valle di Glencoe e di cui faceva parte un gran numero di soldati del clan Campbell iniziò il massacro dei Macdonald, uccidendo in poco tempo 38 persone. I soldati inseguirono anche le loro vittime da un capo all’altro della vallata, dettero fuoco ai loro villaggi e più di 40 fra donne e bambini furono condannati a morte per mancanza di riparo (faceva molto freddo e la vallata era coperta di neve). L’episodio, di inaudita violenza, scosse molto l’opinione pubblica scozzese poiché si trattava di un atto atroce compiuto dagli ospitati contro chi li aveva invece accolti con generosità e questo violava le norme di civiltà e di comportamento più basilari.
In un poema di Walter Scott, il massacro della valle di Glencoe è ricordato come un sanguinoso tradimento; l’episodio è rimasto talmente vivo ed etichettato nella memoria popolare che ancor oggi in una taverna di Glencoe si può leggere un avviso che vieta l’ingresso nel locale ai venditori ambulanti e ai Campbell.