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Martin Lutero e vita


Martin Lutero, fu colui che diede il via alla riforma protestante. Egli nel 1505 entrò negli ordini degli eremiti agostiniani e divenne sacerdote nel 1507. Ma egli era tormentato dal problema della salvezza, e cercò una risposta nelle lettere di Paolo e nei testi di Agostino. Paolo nelle sue lettere si occupò del problema della giustificazione, affermando che dopo il peccato originale, solo la fede può giustificare l’uomo e salvarlo. Anche Agostino si occupò della grazia divina, affermando che l’uomo non si può salvare grazie ai suoi meriti o alle sue buone opere, ma solo grazie alla grazia divina che lo può salvare dalla dannazione eterna. Lutero così, dopo la lettura di queste lettere, affermò che la salvezza dell’uomo, non può dipendere dall’uomo stesso, in quanto esso essendo macchiato dal peccato originale, è un peccatore, ma dipende da Dio, che tramite la sua misericordia concede la remissione dei peccati. Lutero negò anche il libero arbitrio, perché l’uomo con il peccato originale ha compromesso la sua capacità di scegliere liberamente tra il bene e il male. Per questa serie di motivi, Lutero, nel 1517 espose 95 tesi contro le indulgenze, dando via alla Riforma protestante. Dopo la Riforma egli si dedicò alla scrittura delle 3 opere che lo portarono al distacco definitivo con la Chiesa di Roma. In queste 3 opere egli affrontò il sacerdozio universale, il libero esame della Bibbia e la dottrina della libertà. Nel 1520 però papa Leone X, invitò Lutero a ritirare le sue tesi, ma egli oltre a rifiutarsi, diede fuoco alla bolla pontificia e fu così scomunicato nel 1521, e dopo la convocazione da parte di Carlo V per ritrattare, egli rifiutando ancora, fu messo al bando. Egli si rifugiò così a Wartburg, da Federico di Sassonia, e si dedicò alla traduzione in tedesco del Vangelo, e successivamente anche della Bibbia, rendendo i testi sacri accessibili ad un gran numero di fedeli, perché secondo Lutero, il rapporto tra il credente e Dio, deve essere individuale, senza aver bisogno della mediazione della Chiesa, o dei sacerdoti, dato che ognuno è sacerdote di se stesso, anche se tutti i suoi pensieri furono condannati dal Concilio di Trento, nel 1545. Lutero nel De servo arbitrio (1525) affrontò il tema della libertà umana e della grazia divina. Mentre per Erasmo, non si può negare il valore della dignità umana, dato che l’uomo, grazie a Dio che gli ha dato la volontà libera (che col peccato originale si è solo un po’ oscurata), è artefice del proprio destino ed è libero di scegliere tra il bene e il male; per Lutero il peccato originale è un punto di non ritorno, che rende la volontà schiava del male, creando una dottrina che si contrappone a quella cattolica delle buone opere. Le buone opere sono una manifestazione della grazia divina, che porta alla salvezza e attribuire alle opere dell’uomo un valore per la salvezza, sarebbe come negare il valore salvifico del sacrificio di Gesù, ritenendolo superfluo. La salvezza quindi non è opera dell’uomo ma dipende unicamente da Dio.
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