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Martin Lutero


Martin Lutero nacque nel 1483, figlio di un minatore arricchito aveva iniziato studi di diritto, prima di ricevere la chiamata di fede. Era entrato in seminario nel 1505, ordinato sacerdote due anni più tardi ottenendo un diploma di teologia.
La sua concezione della vita era cupa: gli esseri umani, corrotti dal peccato originale di Adamo, parevano a Lutero naturalmente portati al male; un’impressione che influenzò anche il modo di vestire del monaco tedesco e dei suoi seguaci, che imposero il nero sugli altri colori.
Ossessionato dal senso del peccato e dalla paura che l’intera comunità dei cristiani fosse condannata all’Inferno, Lutero cercò nelle Scritture qualche consiglio per se stesso e per l’umanità. Infine, leggendo un passo della Lettera ai romani di san Paolo, il monaco tedesco si convinse che la fede in Dio fosse una condizione necessaria e sufficiente per la salvezza eterna. Se voleva salvarsi, un cristiano non aveva bisogno di obbedire ai precetti dei vescovi e dei preti.
Nel 1517, le idee del monaco cominciarono a circolare per iscritto dapprima nella città di Wittenberg, dove Lutero predicava e insegnava all’università, poi rapidamente nel resto della Germania e nell’intera Europa. Ad innescarla era stata una vendita di indulgenze promossa in terra tedesca per finanziare l’interminabile costruzione, a Roma, della basilica di san Pietro. Con un breve ragionamento in 95 tesi, Lutero negò qualunque fondatezza circa la vendita delle indulgenze.
Carlo V non dette alcun peso alla cosa, impegnato a combattere contro Francesco I. Anche papa Leone X ritenne assurdo perdere tempo a discutere le teorie di uno sconosciuto monaco tedesco. Ma Lutero non ideò solo una serie di teorie, tra il 1519 e il 1521 pubblicò vari libri che fondarono la sua teologia.
La concezione pessimistica che Lutero ha dell’uomo, come essere naturalmente incline al peccato, lo porta a svalutare il ruolo delle buone opere a vantaggio della fede: è solo attraverso la fede che l’uomo può salvarsi. L’uomo, inoltre non ha bisogno di mediatori per dialogare con Dio, né di altri insegnamenti e precetti che non siano quelli biblici: gli basta la Scrittura. Per questo chiunque deve poter leggere e interpretare la Bibbia, che non deve più essere scritta in latino, ma nelle lingue moderne.
Lo studio della Bibbia porta Lutero a rinnegare i sacramenti non esplicitamente citati nel Vangelo: così rimangono validi solo il battesimo e la comunione. Lutero rifiuta inoltre il dogma della transustanziazione, secondo cui il pane e il vino sull’altare si convertono nel corpo e nel sangue di Cristo, e attraverso di essi il cristiano fa memoria dell’ultima cena e della passione di Cristo.
Lutero toglie ogni fondamento alla gerarchia ecclesiastica: il sacerdote non è più una figura consacrata, e ogni uomo gode del sacerdozio e può raggiungere Dio. Alla guida della comunità dei credenti non vi sono dunque papi, vescovi e sacerdoti, ma pastori, laici che si sono formati alla scuola della Scrittura, hanno studiato e conoscono la Parola di Dio, amministrano il culto e guidano spiritualmente e moralmente i loro fratelli. Proprio in quanto laici, i pastori luterani non hanno l’obbligo del celibato ecclesiastico.
La critica luterana investe anche altri aspetti della Chiesa cattolica, come la presenza degli ordini conventuali, che Lutero abolisce,e il culto dei santi e della Madonna, considerato una forma di idolatria.

2. La riforma protestante e la propaganda luterana:
Quando Leone X e Carlo V compresero con chi avessero a che fare, il papa decise di scomunicare Lutero, l’imperatore lo convocò nella città di Worms, dandogli ventiquattr’ore per ritrattare quanto avesse scritto. Ma il monaco, per nulla intimidito dall’imperatore e dai sette principi elettori, disse di non voler farlo, così Carlo V mandò un editto che dichiarava che il monaco bandito dal Sacro romano impero.
Lutero fece in tempo a nascondersi nella fortezza di Wartburg. Intanto altri principi tedeschi andavano prendendo le distanze dall’imperatore e avvicinandosi al teologo di Wittenberg: un po’ perché essi stessi avevano idee religiosamente riformatrici, un po’ perché era questo un modo di affermare la loro indipendenza politica dall’imperatore. La Riforma venne detta “protestante” appunto perchè i principi tedeschi contestarono la decisione di Carlo V di condannare il monaco agostiniano.

Rispetto ai predicatori che cercarono di riformare la Chiesa durante il Medioevo, Lutero potè contare sopra un enorme vantaggio: nel frattempo era stata inventata e diffusa la stampa a caratteri mobili. La possibilità di rendere pubbliche le idee luterane attraverso la carta stampata permise alla Riforma un impatto più accelerato nel tempo e più esteso nello spazio. Già nel 1522 egli poté pubblicare la traduzione del Nuovo Testamento.
Il successo o il fallimento della riforma erano legati a un problema di comunicazione. Genialmente, Lutero e i suoi discepoli intuirono che i libri in favore della Riforma potevano colpire l’immaginazione di tutti i fedeli purché fossero scritti in tedesco, avessero piccole dimensioni, costassero poco, e fossero illustrati.
Lutero e gli altri promotori della Riforma sapevano esprimersi in un linguaggio scritto e figurato che andava dritto al cuore dei fedeli. Per convincere gli analfabeti, Lutero compose poi vari cantici religiosi, che pubblicò sotto forma di volantini e che la gente prese l’abitudine di cantare nelle piazze dei villaggi. Col tempo, peraltro gli analfabeti non si accontentarono più di cantare o di guardare le figure: vollero imparare a leggere abbastanza per capire la Bibbia senza l’aiuto di nessuno. Fu così che nella Germania settentrionale, nei Paesi Bassi, in Danimarca, in Svezia e in Inghilterra il problema dell’analfabetismo venne risolto molto prima che in Italia o in Spagna, terre che restarono cattoliche.
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