pexolo di pexolo
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Critica al comportamento del clero romano

Oltre alla faccenda dottrinale, Lutero si scandalizza profondamente, dopo aver compiuto a Roma un viaggio per fini ecclesiastici, delle vita della Curia romana: vede lo sfarzo delle corti cardinalizie, che questi alti prelati sono spesso discendenti di famiglie nobili, che avevano intrapreso la carriera ecclesiastica perché quello era il destino che aveva dettato loro la famiglia, ma non avevano nessuna intenzione né di curare le anime, né di mantenere il celibato, vivevano semplicemente come dei grandi nobili nelle proprie corti e conducevano una vita che aveva a che fare certamente più con la dimensione politica che non con quella spirituale.

Critica alla dottrina delle indulgenze


Questa miscela diventa esplosiva, spingendo Lutero ad esporsi pubblicamente, quando viene indetta la vendita delle indulgenze. Leone X , divenuto Papa, aveva avviato la costruzione di San Pietro a Roma, pertanto doveva raccogliere denari per costruirla; uno dei modi che poteva praticare per accrescere le entrate dello Stato pontificio era quello di vendere i benefici: quando un ecclesiastico voleva accumulare benefici, per esempio diventando vescovo di due città, doveva pagare un’ammenda a Roma e gli introiti che provenivano da queste ammende erano piuttosto cospicui. In occasione della costruzione di San Pietro a Roma Leone X consente ad un prelato tedesco, Alberto di Hohenzollern, di cumulare due benefici: questi era già vescovo di una città e vuole diventare vescovo di una seconda, per fare ciò deve pagare una certa somma al Papa; per questo va in banca dai Fugger di Augusta e si fa prestare quella somma, ma essi chiedono una garanzia: così, egli si fa concedere dal pontefice l’esclusiva della vendita delle indulgenze in terra tedesca, cioè di essere il monopolista delle predicazioni con cui i frati e il clero in generale potevano circolare nell’Europa cristiana e concedere il perdono delle pene per i viventi e per i morti in cambio di alcune elargizioni, che nel ‘500 erano diventate offerte di denaro. Alberto di Hohenzollern, dunque, per garantire il prestito fattogli dai Fugger ha il monopolio di questa pratica, che induce i predicatori operanti in Germania a vendere in maniera grossolana le indulgenze (‘dammi un soldo e la tua anima andrà in paradiso’). In realtà, le teoria che stava dietro alla vendita delle indulgenze era infinitamente più raffinata: funzionava come vendita ma la Chiesa, nella sua dottrina più corretta, prevedeva un’altra cosa; anzitutto che l’indulgenza venisse ottenuta con delle opere meritorie: questa pratica si era sviluppata molto con le crociate, quando l’ottenevano coloro che partivano per combattere in Terra Santa; in seguito, l’impegno personale del credente era stato sostituito da un’elargizione in denaro: sempre durante le crociate si era diffusa l’idea che, anziché partire per combattere, si potesse pagare qualcun altro affinché combattesse al posto suo. Dal punto di vista teologico, c’è un ulteriore aspetto, su cui Lutero basa tutta la sua critica: la Chiesa pretendeva di voler amministrare sia le cose terrene che quelle celesti. Come avviene nel matrimonio, che è indissolubile perché si legano le anime. I santi e le persone buone che sono andate in paradiso hanno compiuto una quantità di bene, di azioni buone, eccedente rispetto a quelle che gli sarebbero bastate per andare in paradiso. Esiste un cumulo di bontà nell’aldilà che non è stato utilizzato: la Chiesa accede a quel deposito di bene per colmare il male fatto dagli uomini sulla terra. Questa è l’idea che consente l’indulgenza: il fatto che la Chiesa possa amministrare il sacro non solo in terra, ma anche nella dimensione metafisica.

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