pexolo di pexolo
Ominide 6527 punti

Repubbliche giacobine

Tra il ’96 e il ’99 in tutta Italia si instaurano dei regimi che, o sotto il governo diretto della Francia, o con forme di autogoverno a dipendenza fortissima dalle armate francesi, si costituiscono in forma repubblicana. Gli unici territori che non sono investiti dalla presenza diretta dei Francesi o dai regimi legati alla Francia sono la Sicilia e la Sardegna, dove si rifugiano i reali di Savoia e i Borbone di Napoli, in fuga dalle insurrezioni dei singoli Stati. Le prime repubbliche nascono nel Nord-Ovest italiano, sostanzialmente nell'area geografica intorno a Milano, poi in Toscana, a Roma e a Napoli. La dinamica delle Repubbliche italiane è la medesima in tutta Italia, il caso più emblematico è quello della Repubblica partenopea: tutte adottano delle Costituzioni che ricalcano quella francese del ’95, perciò la divisione dei poteri, il potere legislativo affidato ad un’Assemblea e quello esecutivo ad un gruppo di persone selezionate in differenti maniere. Ma vengono anche apportate delle novità che la Francia aveva conosciuto prima: l’abolizione dei privilegi feudali, che in Francia era già stata fatta nell'89, introdotta con i regimi legati alla Francia del ’96-’99, vengono incamerati i beni ecclesiastici, che per la Chiesa significava un enorme riduzione erariale, vengono emanate alcune Dichiarazioni dell’uomo e del cittadino che ricalcavano quella francese dell’89, perché non c’erano documenti analoghi. L’esperienza politica è duplice, ambigua: da un lato, la storia delle Repubbliche giacobine è un primo esperimento di bonapartismo, perché sono le armate francesi che sostengono ed in buona parte impongono le Repubbliche che si vengono a formare, così come impongono la contribuzione fiscale di quei territori che vengono trasformati in Repubbliche o acquisiti dalla Francia a favore dell’erario francese; ma esse vengono anche depredate artisticamente. Dall'altro lato, però, si assiste ad una grande evoluzione politica, che porta dei principi nuovi; tuttavia, la realtà sociale italiana era variegata e certamente diversa da quella francese, per cui la parabola delle Repubbliche giacobine è sempre triste: in tutti i casi c’è una fase di imposizione (che dura pochi mesi) dei nuovi governi sostenuta dalle armate francesi, un assestamento di un ceto politico che è espressione di una élite circoscritta della popolazione, legata pochissimo alla nobiltà o al clero e molto, invece, al mondo delle professioni e mercantile (terzo Stato) e, infine, una reazione popolare che, una volta che i Francesi abbandonano militarmente il territorio, abbatte le nasciture Repubbliche. Sono gli strati popolari della società italiana, sia rurali che urbani, a sollevarsi contro i rivoluzionari e che fanno cadere le Repubbliche.

Esempio romano

Le armate francesi arrivano ai confini settentrionali dello Stato della Chiesa nel ’97 e nei primi mesi del ’98 viene instaurata la Repubblica a Roma. Il papa scappa e si rifugia a Castel Gandolfo. L’esercito francese è guidato dal generale Moreau, visto che Napoleone è in Nord Italia e abbandonerà presto la penisola. A Roma viene instaurata la Repubblica, nel cui governo partecipano alcuni degli esponenti delle élites culturali che appartengono agli Stati pontifici (marchigiani, umbri, laziali), quasi tutti avvocati e medici, c’è qualche banchiere e qualche esponente della nobiltà “progressista”. Essi instaurano un governo provvisorio, scrivono una Costituzione che viene adottata dal governo provvisorio, cominciano a creare gli organi costituzionali previsti dalla Costituzione della Repubblica romana e intanto le armate francesi vengono richiamate in patria per altri compiti, c’è una reazione delle truppe austriache, che scendono nel corso del ’98 lungo la penisola e marciano su Roma. Nelle campagne il clero e la nobiltà sollevano la popolazione, per cui i contadini si uniscono alle armate austriache e spesso le anticipano nella marcia verso i centri urbani con un movimento che, soprattutto nell'area umbro-toscana dello Stato della Chiesa, prende il nome di movimento del Viva Maria (scelgono un motto religioso per insorgere contro la Rivoluzione). A Perugia, ad esempio, all'inizio del ’99 i Repubblicani sono assediati dentro le mura e stanno sul bastione di Porta Sole, mentre le truppe austriache gli sparano con il cannone dal monastero di Monte Ripido. I Perugini si arrendono, la città viene riconquistata e consegnata al papa.

Esempio napoletano

A Napoli la Repubblica dura grossomodo sei/sette mesi. Gli esponenti della Repubblica napoletana sono i leader, ormai anziani, dell’Illuminismo napoletano. A Napoli viene instaurata la Repubblica non appena arrivano i Francesi, il re scappa in Sicilia (che non viene investita dal movimento insurrezionale filofrancese) e le truppe francesi instaurano un governo repubblicano a Napoli. Questi protagonisti della Repubblica partenopea fanno appena in tempo ad organizzarsi che vengono travolti da una duplice insurrezione: da una parte risale dalla Calabria un vero e proprio esercito, fatto di contadini armati dal clero e guidati dal Cardinal Ruffo, dall'altra insorgono i “lazzari”, cioè decine di migliaia di persone appartenenti allo strato più povero della popolazione napoletana, che diffidano enormemente dei Francesi, dei Repubblicani napoletani e sentono invece dei legami di fedeltà e di rispetto per il re. Intanto perché queste Repubbliche che vengono create si comportano istituendo riforme costituzionali ma non hanno l’abilità di intervenire subito a favore dei ceti popolari, che quindi vedono nei nuovi governi ulteriori impositori di tasse che non li aiutano a risolvere i propri problemi. Inoltre, i ceti poveri delle realtà urbane si sentono direttamente angariati dai loro padroni, dal medico o dal notaio, percepiscono più astio nei confronti di questo ceto che non nei confronti del re, chiuso nella sua reggia, che è il “buon padre” consigliato da cattivi consiglieri, la cui presenza non è così oppressiva e il confronto negativo, il senso di ribellione è più forte rispetto ad un potere vicino, anche se piccolo, che non rispetto ad un potere lontano ed astratto, più grande, ma non percepito come tale proprio perché distante. Un ulteriore motivo è che la monarchia ha conservato quell'aura di sacralità che il terzo Stato non aveva mai posseduto: la persona del re è ammantata di una dimensione sovrumana alla quale si deve rispetto, che fa parte di quegli strumenti di consenso che ancora funzionano nella società del ‘700. La nascente borghesia non ha questo strumento per raccogliere il consenso, non gode del rispetto delle popolazioni che le sono circonvicine. Di fronte all'avanzata dell’armata della Santa Fede guidata dal Cardinal Ruffo, ma anche di fronte all'insurrezione dei poveri napoletani, i protagonisti della Repubblica partenopea finiscono asserragliati, abbandonati dalle truppe francesi che per motivi strategici si ritirano, a Napoli e sono costretti ad arrendersi all'armata inglese, che le frattempo era intervenuta contro i filofrancesi. Essi vengono tutti condannati a morte, un parte di loro viene tenuta a lungo imprigionata e poi uccisa nelle pubbliche esecuzioni che soddisfano i desideri di severità dell’Inghilterra e la sete di vendetta dei lazzari. La vicenda napoletana è resa così drammatica dall'intervento dei lazzari unito a quello inglese, mentre diverso è il caso romano, in cui Pio VI torna subito in possesso delle proprie funzioni e la restaurazione romana è relativamente morbida: ci sono dei processi, degli arresti ma nessuna condanna a morte, perché il papa non vuole sobillare ulteriori opposizioni al suo governo.

Hai bisogno di aiuto in Storia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email