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Isabella di Baviera: biografia


Alla morte del re di Francia, Carlo V, i suoi fratelli si misero immediatamente alla ricerca di una principessa tedesca che potesse sposare il loro nipote di 17 anni, nel frattempo salito al trono col nome di Carlo VI. La loro scelta cadde sulla figlia di Stefano III di Baviera di appena 15 anni. Secondo il cronista francese Froissart, la ragazza non era di una bellezza straordinaria: piccola di statura, dalla carnagione scura, dal naso piuttosto prominente. Tuttavia era istruita e sapeva condurre le conversazioni in modo arguto ed attraente. I due giovani si conobbero, si piacquero e si sposarono appena una settimana dopo il loro primo incontro.
I primi anni furono molto spensierati poiché Carlo VI lasciò governare al suo posto i consiglieri (chiamati col soprannome di Marmousets) ed i propri zii. Fu un periodo molto felice, durante il quale il re, per piacere ad Isabella, era solito organizzare una festa dopo l’altra.
Tutto cambiò aspetto allorché Carlo VI dette i primi segni di follia; fu così che Isabella fu costretta ad occuparsi di politica senza averne la preparazione adeguata. Nel frattempo, gli zii del re ne avevano approfittato per riprendere il potere, mentre Isabella di Baviera si era molto avvicinata ad uno di essi, Filippo l’ Ardito, duca di Borgogna, diventato ormai il vero padrone del paese. Pur stringendo alleanze con il partito borgognone, Isabella, consigliata dai medici, continuava ad assecondare suo marito, organizzando numerose feste per divertirlo. Durante una di queste, chiamata il ballo degli Ardenti, il re rischiò di morire bruciato vivo. Ne susseguì uno scandalo: il fratello del re, il duca di Orléans, fu sospettato di aver desiderato la morte del re, mentre la moglie, Valentina Visconti, fu accusata di aver stregato il sovrano con lo scopo di impedirgli di regnare. Isabella cercò di fare da mediatrice fra tutte queste dicerie e soprattutto fra il partito dei Borgognoni, con a capo Filippo l’Ardito e il partito degli Armagnacs, guidato da Luigi d’ Orléans.
A partire dal 1394, gli eccessi di follia di Carlo VI cominciarono a diventare sempre più frequenti e perfino violenti nei confronti di Isabella. Se da un lato essa moltiplicava i pellegrinaggi e le processioni con l’intento di ottenere la guarigione divina del suo sposo, dall’altro non si privava di feste, di lusso, di gioielli e di bei vestiti. Inoltre, la minaccia che la follia del re pesava sul suo avvenire, la precipitò verso una corsa sfrenata al guadagno. Infatti, riusci a farsi attribuire la controdote, cioè la porzione di dote che il marito, secondo il diritto di famiglia del tempo, riservava alla moglie nel caso in cui essa gli avesse sopravvissuto; tale assegnazione avvenne pur essendo ancora in vita Carlo VI. Da quel momento in poi, le spese diventarono vertiginose e per mantenere le diverse proprietà, Isabella non esitava ad attingere alle casse dello Stato o a perseguire con accanimento i suoi debitori. La situazione diventò ancora più grave quando, nel 1403, Carlo VI, in un momento di lucidità, le concesse i pieni poteri. Nei confronti del re, Isabella era molto accondiscendente e questo favorì il sospetto che i figli fossero illegittimi, diffuso soprattutto dagli Inglesi con l’intento di impedire all’erede di appropriarsi del regno. D’altra parte, Isabella si avvicinava sempre di più al cognato, Luigi d’Orléans, nei confronti del quale, in passato, aveva invece sempre nutrito una certa diffidenza, pensando che egli volesse usurpare il trono al fratello.
Alla morte di Filippo l’ Ardito, Isabella, liberata ormai dal controllo dello zio del marito, diventò in tutta evidenza l’amante di Luigi d’ Orléans, rinfocolando così nuove maldicenze e soprattutto il rimprovero della Chiesa, tramite un monaco agostiniano. Carlo VI, informato dei fatti, non ebbe alcuna reazione significativa.
La morte di Luigi d’Orléans e l’ambizione smisurata del nuovo duca di Borgogna, Giovanni senza Paura, fecero precipitare la situazione e costrinsero Isabella a fuggire da Parigi per paura di cadere in mano ai Borgognoni e a passare dalla parte degli Armagnacs il cui leader, Carlo d’ Orléans, figlio di Luigi, non le concesse alcun potere e la tenne ben lontana dalla vita politica.
Nel 1417, Carlo VI fece arrestare un cavaliere, responsabile della sicurezza della regina e dei costumi dissoluti che essa conduceva; lo fece decapitare e il corpo fu gettato nella Senna. Questo fu il pretesto per gli Armagnacs per incarcerare Isabella nel castello di Blois e per spogliarla di tutti i suoi averi. Ma la regina non si perse d’animo: eludendo la sorveglianza, essa riuscì a contattare Giovanni senza Paura con l’intento di distruggere il partito degli Armagnacs tanto odiato e soprattutto di vendicarsi del figlio che li sosteneva. Il nuovo duca di Borgogna venne infatti a liberarla nel convento dove essa era stata reclusa, riprese Parigi con il sangue e gli Armagnacs furono cacciati. Nel frattempo, gli Inglesi, approfittando della lotta interna fra Borghignoni e Armagmacs, erano usciti vittoriosi dalla battaglia di Azincourt (1415) per cui Isabella ora si trovava fra due fuochi: da un lato gli Inglesi che dopo aver depredato la Normandia stavano avanzando verso Parigi e dall’altro gli Armagnacs. Fu così che Isabella e Giovanni senza Paura decisero di esiliarsi a Troyes.
Nel 1419, Giovanni senza Paura fu assassinato probabilmente per ordine degli Armagnacs e questo omicidio rese impossibile la riconciliazione fra i due partiti. Fu allora che Enrico V, re d’Inghilterra, pose fine alle lotte interne sia con un accordo matrimoniale (egli avrebbe sposato Caterina di Valois, figlia di Carlo VI), sia facendo firmare il trattato di Troyes, nel 1420, le cui clausole erano state ispirate da Isabella e da Filippo di Borgogna, figlio di Giovanni senza Paura; in base a tale accordo, il delfino perdeva ogni pretesa sul trono francese, che alla morte di Carlo VI sarebbe passato a Enrico V; in pratica la Francia veniva venduta all’Inghilterra.
Quindici anni più tardi, nel 1435, Isabella, ormai impotente e senza più influenza, morì nell’indifferenza quasi totale.
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