Mongo95 di Mongo95
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Tutti gli anni ’30 del secolo XVII sono accessi, con continue rivolte in Scozia che necessitano di interventi armati e quindi finanziamenti. Ma anche problemi esteri, con le guerre di religione e le alleanze trasversali. Per la prima volta nel 1628 il parlamento si riunisce per approvare un cosiddetta Petition of rights, nella quale si chiede al re di rispettare i diritti dei parlamentari. In particolare quelli relativi all’acconsentire i prelievi fiscali. Si tratta anche in questo caso di un documento scritto: l’ipotesi che la “costituzione” inglese non sia scritta è nata in un periodo in cui ancora poco si conosceva come funzionasse il sistema di governo inglese. Bisogna invece riconoscere che la storia costituzionale inglese è segnata di tanto in tanto dal ricorso al diritto che si esprime in documenti scritti, che quindi hanno segnato la “costituzione” inglese nella sua concezione più ampia, cioè sistema di governo e istituzioni, sistema politico. Ma forza, in realtà, questa serie di documenti scritti sono sì il frutto della politica, però a loro volta hanno avuto ripercussioni sulla politica stessa, cioè i rapporti tra Corona e Parlamento, Parlamento e esecutivo, parlamentare e elettori. Tutti questi documenti non sono tappe che segnano un punto di arrivo di una particolare situazione storica, ma ognuno di essi viene anche in parte modificato nel tempo, oppure produce conseguenze sul periodo storico successivo.

La Petition, secondo lo stile tipico di questi documenti, evoca al suo inizio le situazioni che hanno portato alla sua stesura, che ribadisce il valore dei documenti passati e ciò che era stato ottenuto con essi. Ciò significa che i vari documenti, seppur presenti, non erano molto considerati dai monarchi, e spesso erano stati messi in discussione. Quindi il Parlamento sente il bisogno di richiamare conquiste del passato. In un documento in cui si accusa il Re di aver agito contro le leggi e le usante consuetudinarie inglesi. Tutta l’azione della Corona, così come quella dei suoi funzionari, è accusata di illegalità e si chiede, umilmente, che ciò non accada mai più in futuro, che piuttosto si chiedi il consenso del Parlamento, si rispettino i diritti e le libertà fissati per legge e statu laws.
La Petition viene accolta e sottoscritta, però Carlo è deciso a proseguire la sua politica con lo stesso atteggiamento. Nel 1629 apre una nuova sessione delle Camere, caratterizzata da un nuovo scontro sul diritto monarchico di imposizione fiscale, con le richieste del sovrano che non vengono accettate. Quindi il Parlamento viene sciolto, e lo sarà fino al 1640, periodo in cui Carlo governa in una situazione di assolutismo totale. Cresce lo spirito di opposizione alla politica regia, a cui si aggiungono le rivolte scozzesi. Situazione che porta dunque il Re a riconvocare le Camere, il cosiddetto “corto parlamento”, in quanto è anch’esso molto conflittuale e Carlo lo scioglie dopo due mesi appena. Ma il Re si rende conto che in qualche modo, per poter attuare la sua politica, deve convivere con questa istituzione, quindi lo riconvoca in novembre. Questo “lungo parlamento” gli è però del tutto ostile, non concede mai finanziamenti (eg. la tassa sulla flotta), con azioni plateali che culminano con il processo e la condanna a morte di uno dei principali consiglieri del Re, il Conte di Strafford. Questo è il potere di impeachment del Parlamento. L’istituzione dura quattro anni, e tra gli altri emana il Triennal Act (1641), approvato anche dal Re, che ha l’obiettivo di far riconoscere al Sovrano che un Parlamento sciolto può stare in questo stato per un massimo di tre anni. È un tentativo di stabilire periodicità delle Camere, oltre che dare delle regole che diventeranno di sussistenza per il Parlamanto, e stabilire che il Re non può scioglierlo senza il suo stesso consenso. Si rivendica il diritto alla continuità. Viene inoltre chiusa la “Camera stellata”, cioè una sorta di tribunale politico dove si veniva giudicati, senza appello, da uomini del Re.

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