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Commercio Internazionale

Lo sviluppo dell’industria cotoniera provocò un vertiginoso aumento delle esportazioni di tessuti da parte dell’Inghilterra e dell’importazione di cotone grezzo (non lavorato): questa fibra tessile conobbe allora una grande diffusione, soprattutto negli Stati Uniti.
Inoltre l’aumento di popolazione in Inghilterra favorì l’importazione dagli altri Continenti di cereali, carne e materie prime che l’Inghilterra, come altri Paesi europei, non era sempre in grado di produrre in quantità sufficiente a basso costo: in seguito alla Rivoluzione industriale si verificò perciò un forte sviluppo del commercio internazionale, in cui l’Inghilterra aveva un ruolo di primo piano.

Per l’Inghilterra il controllo delle vie commerciali e dei territori da cui provenivano i prodotti più richiesti divenne un obiettivo prioritario. Il governo inglese cercò di rafforzare il suo dominio sui mari e la Compagnia delle Indie Orientali (una compagnia commerciale privata, dal 1784 sotto controllo del governo britannico) conquistò diversi territori in India, che costituirono poi la prima base del dominio inglese nella regione.

Vennero anche finanziati viaggi di esplorazione alla ricerca di terre sconosciute in grado di fornire materie prime, prodotti da commercializzare o altre ricchezze: in tre spedizioni (1768-1771, 1772-1775, 1779-1780) James Cook esplorò l’oceano Pacifico. Le terre esplorate però apparivano povere di risorse, tanto che inizialmente l’Australia venne utilizzata come colonia penale (1788).

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