Nonostante la colonizzazione delle Americhe fosse cominciata già dalla loro scoperta, la prima vera e propria emigrazione di intere comunità si ha nel Seicento, secolo in cui la popolazione cercava sia nuove terre che una via di fuga dalle ultime persecuzioni religiose. È ora che nascono le tredici colonie inglesi che, oltre a piccoli gruppi organizzati e autorizzati di sudditi, sono formate dai cosiddetti Padri Pellegrini, di origini puritane. La struttura delle colonie si delineò ben presto indipendente politicamente dalla madrepatria, nonostante fosse in qualche modo sottomessa economicamente. I coloni si impegnavano a costituire un territorio diverso da quello disastroso che lasciavano in Europa: essi erano legati da un patto che sanciva il libero esercizio del culto religioso e la formazione di un Civico Corpo Politico, sostenuto economicamente da tutta la popolazione. La presenza di territori oltre oceano in qualche modo collegati all’Europa, poneva le basi per un commercio sempre più globale, che si espresse in questo periodo attraverso il “commercio triangolare”. Esso era costituito da tre passaggi: merci inglesi partivano per arrivare in Africa, dove venivano scambiate con la porzione di popolazione più giovane e forte che, da quel momento in poi, veniva relegata ad una condizione di schiavitù. In anguste navi essi erano condotti in Nord America, specialmente nella zona meridionale e quindi “lontana” dalle tredici colonie, dove venivano sfruttati per la coltivazione nelle piantagioni; i prodotti venivano poi riportati e venduti in Europa.

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