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Illuminismo: la ragione, la scienza, l'esperienza

Gli illuministi non concepirono la ragione come possesso di idee o principi eterni, garantiti in ultima istanza da Dio, ma come strumento di indagine e di ricerca della verità. La loro battaglia culturale in campo scientifico si basò sui seguenti presupposti:
- la scienza è indipendente dalla fede: lo scienziato non riconosce altra autorità che la ragione e l'esperienza. In questo senso, gli illuministi proseguirono sulla via tracciata da Galilei e da Newton, diffondendo le conquiste della scienza moderna e del metodo sperimentale;
- le nostre conoscenze derivano dall'esperienza e non possono andare al di là di questa. Lo scienziato, nella visione illuminista, deve dunque rinunciare a ogni ambizione metafisica, cioè alla ricerca del fondamento e dell'essenza ultima della realtà, limitandosi a indagare e verificare le leggi che regolano i fenomeni naturali;

- la conoscenza scientifica è conoscenza pratica, legata alla tecnica e all'industria. Conoscere la natura vuol dire avere la capacità di dominarla e trasformarla, al fine di accrescere la ricchezza e la felicità del genere umano.

In ogni campo - nelle scienze sperimentali come nella politica, nella storia, persino nella letteratura - l'Illuminismo fu convinto che il sapere deve avere una finalità sociale, un valore operativo. Questa visione laica e pragmatica della cultura si tradusse infine in una concezione fortemente pedagogica dell'intellettuale, del philosophe: l'opera dell'intellettuale ha un senso in quanto tenta di indirizzare il corso delle cose nella direzione indicata dalla ragione, in quanto riesce a "cambiare il comune modo di pensare", come disse Diderot. La cultura deve essere pubblica discussione, riflessione portata fuori dalle università e dalle accademie perché possa incidere sul mondo dei valori, della politica e delle idee.

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