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Illuminismo



Durante il XVIII secolo la Francia era diventata uno degli stati più importanti in Europa ed era al centro della politica e del dibattito internazionale. Il francese aveva sostituito il latino come lingua internazionale in Europa (ovvero quella usata nelle trattative politiche ed economiche e fra i letterati e gli studiosi. Molti letterati per esempio scrivevano anche in latino, a seconda del pubblico a cui si rivolgevano). Manzoni stesso discuteva in francese con alcuni intellettuali. Poi nel 1800 esso verrà a sua volta soppiantato dall’inglese, con la nascita dell’impero britannico.
È proprio nella seconda metà del 1700 che nasce in Francia una nuova corrente di pensiero (ovvero insieme di idee e concetti riguardanti arte, letteratura, filosofia, politica… in generale ogni ambito della cultura e del sapere), l’illuminismo, elaborata inizialmente da studiosi francesi e inglesi e diffusasi poi in tutta Europa.

Il termine “illuminismo”



Illuminismo deriva da “lumen”, ovvero “lume”. Gli illuministi pensavano che quello che caratterizza l’uomo, e lo differenzia dagli animali, la sua prerogativa più importante, è il lume della ragione, i intesa come capacità logica, critica di leggere la realtà, tutta la realtà che ci circonda, che gli consente di conoscere e esplorare ogni cosa. Secondo gli illuministi la ragione permette di illuminare ogni ambito del reale, di conoscere tutto. Compito dell’uomo è servirsi della ragione per indagare e conoscere ogni ambito della realtà. Tutto ciò che è reale può essere compreso con l’indagine logica e razionale. Tutto ciò che invece sfugge alla ragione è una falsa convinzione (es. superstizione) o qualcosa su cui non vale la pena porre attenzione.

La religione per gli illuministi



Ovviamente in una concezione come questa la religione, che per definizione si basa sulla fede, con i suoi concetti di fede e dogma, viene messa in discussione. Nella religione si crede senza bisogno di una dimostrazione, di una prova empirica, non è spiegabile razionalmente. Non contraddice la ragione ma è qualcosa che va oltre la ragione. Gli illuministi quindi non comprendevano il concetto di “fede”. Alcuni di loro infatti erano atei, negavano l’esistenza di Dio, ma ingenerale erano deisti. Grazie alla ragione infatti riconoscevano che doveva esserci un’entità superiore che aveva dato origine al mondo e agli uomini dando a tutte le cose un ordine e una logica, perché non possono essersi creati da soli. Tante cose devono scaturire da un essere superiore. Per questo non si definivano atei, ma “deisti”. Tuttavia si trovavano in contraddizione con le varie dottrine e religioni che conoscevano perché il fatto che ci fosse un’entità superiore non implicava tutti i concetti delle religioni rivelate, non voleva dire che essa si fosse messa in contatto con l’uomo, che fosse buona e misericordiosa, che avesse un disegno provvidenziale etc… tutte cose che non si potevano dimostrare razionalmente. La fede quindi non è razionalmente dimostrabile. Il deismo può essere definito una “religione naturale”.

Rivoluzione francese



Questo non vuol dire che gli illuministi non avessero morale, principi o ideali. La rivoluzione francese e i suo pensieri scaturiscono dalle idee illuministe. Alla base della rivoluzione ci sono infatti tre principi molto cari agli illuministi: “legalità, libertà e fraternità”, che hanno portato alla caduta della monarchia assoluta e sono diventati la base dell’ordinamento democratico, che secondo loro tutta l’umanità dove seguire. Nel caso della fraternità, per esempio, i francesi parlavano di fraternità tra gli uomini, ma non basandosi sull’idea del vangelo e della religione cristiana, in cui tutti sono fratelli perché figli di Dio e devono quindi aiutarsi a vicenda. In questo caso si parte dal fatto che se tutti gli uomini sono dotati del lume della ragione allora sono tutti uguali, sono fratelli, hanno gli stessi diritti e sono perciò tenuti ad aiutarsi fra di loro. Di fatti quindi gli illuministi sviluppano i concetti di tolleranza, di altruismo, di impegno sociale, del superamento delle barriere fra classi sociale e delle ingiustizie, ma non in nome di principi religiosi, ma in nome dell’appartenenza alla razza umana.

Progresso e cosmopolitismo



Gli illuministi non avevano una fede religiosa, ma avevano fede nel progresso. Pensavano che se la ragione permetteva di capire ogni ambito del reale allora avrebbe anche permesso sviluppo e progresso in ogni ambito e quindi un miglioramento dello stile di vita. Attraverso la collaborazione tra studiosi e intellettuali poteva avere inizio un progresso continuo e illimitato, che col tempo avrebbe riguardato tutti gli uomini e tutti gli ambiti. Pensavano che questo progresso potesse continuare ininterrottamente.
Importante poi per gli illuministi era il cosmopolitismo (cosmos = mondo, inteso come insieme ordinato + polis), ovvero l’idea di essere cittadini del mondo. Tutti gli uomini, in virtù del loro essere uomini, sono accumunati dalla ragione e quindi anche dagli stessi ideali e diritti. Secondo questo pensiero quindi una persona sente prima di appartenere al mondo e poi al singolo paese, comunità specifica. Questo permette lo sviluppo di fitte corrispondenze e scambi tra gli intellettuali. C’era l’idea di creare una comunità comune tra tutti coloro che si interessavano di politica etc…

Politica



Dal punto di vista politico gli illuministi si fanno portavoce della borghesia, della classe media (ricchi agricoltori, mercanti e soprattutto artigiani (in Francia chiamata “terzo stato”, dopo clero e nobiltà e prima della prole, dei più poveri), ovvero persone che si erano arricchite, in alcuni casi potevano avere anche un patrimonio considerevole con il proprio lavoro, con la propria capacità imprenditoriale, con l’apertura verso nuove idee, nuove iniziative e con il proprio impegno, a differenza dei nobili, che vivevano di rendita, con il patrimonio familiare, e a differenza del clero. Gli illuministi valorizzano molto queste qualità e si fanno quindi portavoce degli interessi della classe borghese. Questo significava quindi contrastare l’eccessivo potere e i privilegi del clero e dei nobili, cosa che porterà appunto alla rivoluzione francese. Da un punto di vista economico invece sono molto interessati allo studio dei commerci per esempio, valorizzano i viaggi, gli spostamenti commerciali, sviluppano l’agronomia , cioè l’applicazione di scienza e tecnica all’agricoltura, per esempio la bonifica di terreni paludosi, lo sviluppo di nuove tecniche agricole. Questo allo scopo si rendere l’agricoltura più produttiva, a beneficio della borghesia e delle classi più povere della società. Questo movimento di pensiero quindi rispondeva anche a bisogni molto pratici, molto concreti. Si sviluppano anche la medicina, l’artigianato, le tecniche produttive, nuovi modi di organizzare il lavoro, la gestione dei terreni agricoli. Tutto quindi era mirato a migliorare la produzione e quindi il tenore di vita dei cittadini umili e di ceto medio, ma anche proprio le condizioni sociali, sviluppando un atteggiamento attivo nei confronti della realtà. Per questo condannavano i nobili che vivevano di rendita. Non facevano nulla e in alcuni casi erano anche ignoranti, quasi dei parassiti che non davano in nessun modo il loro contributo all’avanzamento sociale. In conclusione la classe borghese diventa quindi centrale anche da un punto di vista culturale. L’illuminismo infatti fu anche un movimento letterario.
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