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Soppressione del Consiglio Esecutivo in Francia


Le cose cambiano con un ulteriore decreto del 4 dicembre 1793. La Convenzione diventa un qualcosa di ben diverso: sedute brevissime e tranquille, in cui si discute di oggetti di poca rilevanza, mentre le questioni centrali erano decise dal Comitato. Coloro che erano incaricati di preparare il rapporto per la Convenzione si facevano attendere e si atteggiavano come Capi di Stato, ma contestati in aula, con anzi deliberazioni adottate tacitamente all’unanimita, senza mai votare. La Convenzione non contra praticamente più nulla. Nel nuovo decreto si afferma che tutti i corpi costituiti e i funzionari pubblici vengono messi sotto l’ispezione immediata del Comitato, autorizzato a prendere tutte le misure necessarie per procedere a mutamenti di organizzazione delle autorità costituite. Quindi un’istituzione che può disporre di tutte le altre a piacimento. Al posto dei dodici ministri del Consiglio esecutivo vengono istituite altrettante commissioni, dato che ormai erano inutili, visto che i loro compiti spettavano ora al Comitato. Prima però erano comunque obbligati a relazionare per scritto ogni 10 giorni, segnalando ritardi e negligenze e chi le porta avanti come “colpevole”. Quindi denunciare tutti i funzionari che non si erano adoperati con tutti i mezzi a loro disposizione nello svolgimento dei loro ruoli.
Il Comitato va a creare una sorta di sua struttura governativa e amministrativa parallela, con agenti dislocati nella periferia. Gli stessi direttori di distretto vengono obbligati a relazionare regolarmente, a loro volta sorvegliati dagli agenti nazionali. A quasi tutte le autorità della Repubblica spetta il potere di spiccare mandati di arresto a chi facesse attività antirivoluzionaria o chi non facesse nulla per impedirla. Però la facoltà di scarcerazione spettava solamente al Tribunale rivoluzionario o direttamente al Comitato.
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