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Il Direttorio esecutivo


Per la prima volta si ha un titolo della Costituzione dedicata all’esecuzione delle leggi, che spetta ad un Direttorio esecutivo. Composto da cinque membri, è nominato dal corpo legislativo. Ha carattere collegiale, nessun presidente, nessun capo di stato. Non è dunque un organo eletto separatamente dal popolo. Il Consiglio dei Cinquecento fa un lista di dieci volte tanti nomi quanti i membri del Direttorio, e poi da queste cinquanta persone il Consiglio degli Anziani sceglie i direttori. I deputati non possono diventarlo. La cosa più rilevante, che sarà poi fatale nell’applicazione della Costituzione, era invece considerata un pregio dai termidoriani: il Direttorio deve essere parzialmente rinnovato in un suo membro ogni anno, che poi diventa ineleggibile per i prossimi cinque. Intervallo di tempo in cui quindi si rinnova del tutto il Direttorio, i cui rapporti di forza interni sono destinati a variare in continuazione. Le sue riunioni sono presiedute da un suo membro, a turno ogni tre mesi. Provvede a sicurezza interna ed esterna della Repubblica. È un governo quindi, collegiale, che nomina ministri e può revocarli a piacere. Si va a separare il governo politico dai ministri attuatori, che dipendono da esso. In questa amministrazione più “autonoma”, la catena di comando scende ai Dipartimenti e poi ai Comuni. Esiste un capo di Dipartimento, che esercita la “tutela”, con controllo, ispezione e anche blocco dell’azione dei suoi sottoposti. Capi sorvegliati dai Ministri, sottoposti ai direttori.
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