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Robespierre


Nel periodo della Convezione è centrale la figura del giacobino Robespierre. Il difficile equilibrio tra i sostenitori di Robespierre si rompe quando egli crea una legge con cui si assegnano ai sanculotti i beni dei sospetti, un atto che procede verso la redistribuzione della ricchezza, incrinando la fiducia della borghesia. La rivoluzione stessa prende una piega socialista. Data la situazione, i moderati credono di poter riacquistare la loro libertà d’azione, anche perché dopo la vittoria di Fleurus la situazione estera si tranquillizza. C’è un tentativo di colpo di stato, che mette fuorigioco Robespierre il 27 luglio 1794. È un complotto dei moderati all’interno della Convenzione. Hanno vita piuttosto semplice, dato che appunto gli bastava riprendere il potere negli organismi dovere era concentrato, cioè Comitato e Comune di Parigi. Ciò è possibile con l’alleanza di due correnti distinte: termidoriani di sinistra, che volevano continuare a governare attraverso il Comitato; termidoriani di destra, la componente della grande borghesia che voleva il ristabilimento dell’ordine e chiude la fase rivoluzionaria della Convenzione. A questi due gruppi si aggiungono anche i girondini sopravvissuti alle epurazione del giugno 1793. Robespierre viene arrestato e condannato a morte.
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