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Le riforme finanziarie


Il primo a ricoprire la carica di Controllore sotto il regno di Luigi XVI, Turgot, si impegna in una rivoluzionaria manovra fiscale per risanare le casse del regno. Si propone una riforma partendo dal principio che il Re non è più a conoscenza di ciò che accade nel suo Paese, che non possiede organizzazione e struttura me è in preda al disfacimento sociale. Introdurre quindi Assemblee provinciali non decisionali che non si basassero più sugli ordini sociali tripartiti. Quindi dividere il territorio in Municipalità, poi Arrondisement e infine Circoscrizioni. Ognuna con propria assemblea, che dovevano poi confluire in una Assemblea generale del Regno, in una struttura piramidale di rappresentanza consultiva.
Data la natura di questa proposta, Turgot viene licenziato e sostituito da Necker, che però compie azioni invise alla nobiltà, come la pubblicazione del bilancio di stato, dove erano appunto anche contenute le spese di corte e le pensioni dei nobili.
Nel 1783 viene licenziato e sostituito da Calonne. Egli propone di tassare la proprietà fondiaria, ignorando le esenzioni di cui i nobili da sempre godono. Riprende l’idea di Turgot di istituire le assemblee provinciali senza ordini per la ripartizione delle imposte. Consiglia anche di riconvocare l’Assemblea dei notabili, cosa che accadrà nel 1787. Ma essa si pronuncia contraria ai progetti di Calonne, quindi il Re si vede costretto a destituirlo.
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