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Questione dell'esecutivo dopo la Rivoluzione


Lo studio Rotelli vede un dualismo in cui il Re non è del tutto ininfluente, con il suo potere di veto ordinario che si potrae per varie legislature, fatto che è molto più decisivo di quanto sembri, soprattutto in un ambiente in cui i membri dell’assemblea devono variare in toto ad ogni legislatura.
Lo storico Morabitò ha studiato la misura in cui il potere esecutivo fosse stato limato prima di essere affidato al Re, primo funzionario pubblico, in una lettura che sottolinea particolarmente al tesi di Furet, che piuttosto dà grande rilievo ai poteri nelle mani della Legislativa.
Il giurista Fioravanti porta avanti la teoria delle costituzioni francesi come “carte radicali”, che prefigurano e vogliono una società del tutto diversa, in un progetto politico che superi completamente l’antico regime. Quindi, nell’apparente dualismo della Costituzione, si mette accento sul monismo di potere dell’Assemblea, incarnante la volontà del popolo sovrano, a cui però allo stesso tempo lascia poco spazio (anche se ciò riguarda piuttosto la questione della sua democraticità o meno). Lo stesso fatto che la Costituzione si potesse modificare attraverso un procedimento parlamentare significa che l’Assemblea sta al centro del sistema politico e incarna la sovranità. Sovrano che si mantiene tale, e ribadisce questo ruolo nel momento in cui si fa soggetto della modifica della propria Costituzione, riprendendo in qualsiasi momento il proprio potere costituente originario. Non è solo leggicentrismo, ma monismo legislativo. Il problema alla base è sempre la difficoltà della rivoluzione di trovare un posto all’esecutivo, nel timore che concentrandolo nella persona del Re potesse degenerare come in epoca di monarchia assoluta. La rivoluzione non riesce a trovare un’istituzione che sia qualcosa di più che mero esecutore meccanico di ciò che l’Assemblea legifera. Non si riesce a pensare il governo collocato al di fuori di essa, organismi che pur incarnando l’esecutivo le rimangano fedeli. Ma un Assemblea deve lasciare a qualcuno di esterno lo spazio di governare, se non vuole facendolo da sola una sua parte prende il sopravvento sulle altre. Non a caso il problema sarà risolto dalla figura di Napoleone, ma ancora oggi la questione dell’esecutivo in Francia e apertissima, con sempre la mancanza di un sistema parlamentare di governo equilibrato.
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