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La costituzione civile del clero


Non c’è un programma politico predefinito nell’Assemblea, le varie leggi che vengono emanate nel primo periodo di lavoro troveranno poi un contesto unitario nella Costituzione, atti che pian piano compongono un’idea della società e dello Stato che sarebbero nati. Dal 12 luglio al 24 agosto si redige la Costituzione civile del clero, per intervenire su questo ordine, ormai abolito, per decidere come gestire i suoi ex esponenti. Si vuole farne funzionari pubblici, svolgenti funzioni di rilevanza politica e pubblica. Quindi eletti, così come lo saranno anche preti e vescovi. La nuova suddivisione del territorio verrà adottata anche nell’organizzazione della chiesa, facendo corrispondere ogni Dipartimento ad una Diocesi, così come ad un Collegio elettorale. Circoscrizione amministrativa che corrisponde alla circoscrizione ecclesiastica.
Con la Costituzione civile del clero poi, si parificheranno Diocesi e Dipartimenti. Quindi “civile” perché da quel momento la Chiesa francese si darà propria organizzazione, il personale ecclesiastico non sarà più insediato dalla Curia romana, ma in modo indipendente, con elezioni popolare. La retribuzione è statale, in riconoscimento della funzione svolta di cura delle anime e (per i vescovi) guida delle Diocesi. Non si tratta più di un ceto separato, ma viene trasformato in gruppo di funzionari pubblici a cui viene imposto di giurare fedeltà alla Costituzione civile. Papa Pio VI continua a opporsi, e al momento del giuramento solo 1/3 degli ecclesiastici si impegna al riguardo. Sono quindi preti “costituzionali”, in contrapposizione ai preti “refrattari”.
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