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La fisiocrazia

In Francia, le nuove dottrine furono elaborate e sostenute dai fisiocratici (dal greco physis, "natura", e kratos, "governo"), secondo i quali la ricchezza non si forma nel momento dello scambio delle merci, ma in quello della produzione, e precisamente nella produzione agricola: la terra, infatti, ha la capacità, se ben coltivata, di fornire un prodotto netto, cioè una quota di produzione eccedente il fabbisogno di sussistenza.
Perciò i fisiocratici sostenevano la necessità di riforme che migliorassero l'agricoltura, in particolare l'eliminazione di tutti i vincoli nella compravendita della terra (come la manomorta, che impediva la divisione e la vendita delle terre e della chiesa e il fidecommesso, che vietava il frazionamento delle proprietà dei primogeniti delle famiglie aristocratiche) e nel commercio dei grani. I poteri pubblici tendevano a impedire l'esportazione di grani e a tenerne basso il prezzo nel timore di carestie e di rivolte popolari: questo era, a giudizio dei fisiocratici, un errore, perché solo la circolazione, la concorrenza e l'aumento dei prezzi avrebbero favorito gli investimenti in agricoltura e, quindi, l'aumento della produzione; lasciata al suo libero corso - sostenevano -, la natura opera sempre per il meglio e le leggi devono facilitare, non ostacolare o alterare, tale corso.

"Laissez faire, laissez passer les merchandises" ("lasciate fare, lasciate passare le merci") era dunque il motto dei fisiocratici: un motto che è divenuto la parola d'ordine del liberismo, cioè di quella dottrina economica che sostiene che le forze della concorrenza e del mercato devono essere lasciate libere di agire, senza vincoli da parte dello stato.

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